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Grande Fratello senza casa, distrutta in rogo a Cinecittà

Il Grande Fratello, il reality show su Canale 5 che sarebbe dovuto ripartire entro la fine di gennaio con la tredicesima edizione, non ha più la sua famosa casa dalla porta rossa. Tutto il complesso allestito negli studi di Cinecittà, a Roma, è andato completamente distrutto, e  persino le fondamenta compromesse, a causa di un incendio divampato intorno alla mezzanotte e mezza: a dare l’ allarme sono state le guardie giurate in sevizio presso gli “Studios” che hanno sentito un forte odore di bruciato. Fiamme e fumo sono stati visibili anche a notevole distanza. Sul posto sono intervenuti la polizia e i vigili del fuoco con otto squadre e con uno speciale mezzo antincendio fatto venire dall’ aeroporto di Ciampino. Completamente distrutto anche il relativo studio di regia.

Da accertare le cause del rogo anche se la prima ipotesi conduce ad un corto circuito. Ma non si escludono altre piste, motivo per cui le indagini condotte dal commissariato Tuscolano si avvarranno anche dei filmati delle telecamere di sicurezza all’interno degli studi cinematografici, già colpiti da incendio nell’estate del 2012, quando andò a fuoco Studio 5, location anche per i film di Fellini.

grande-fratello-canale5Si sono riuniti a Cinecittà i rappresentanti di Endemol e di Mediaset perché ora occorre trovare in fretta una soluzione alternativa affinché oltre alla casa non vada in fumo anche la prossima edizione del Grande Fratello. Basato sul format olandese Big Brother prodotto dalla Endemol, in Italia il Grande Fratello è trasmesso dall’anno 2000 da Canale 5. I protagonisti dello show, opportunamente selezionati ed equamente divise tra uomini e donne, di varia estrazione sociale e collocazione geografica,   coabitano nella ‘Casa’,  ricostruita in un apposito studio televisivo, in cui si confrontano nella vita quotidiana spiati 24 ore su 24 da una serie di telecamere. È stato definito il reality più importante e famoso della tv italiana dalla nona sezione civile del Tribunale di Roma in occasione della sentenza contro  Youtube. 

Il nome s’ispira all’opera di George Orwell ‘1984’, il romanzo che narra di un leader, capo dello stato totalitario di Oceania che attraverso le telecamere sorveglia costantemente e reprime il libero arbitrio dei suoi cittadini.

 

 

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