Grecia, galera per chi contesta la politica estera dell’Ue

Grecia, costerà caro essere in disaccordo con la politica estera dell’Unione europea. Una legge appena approvata dai deputati del Pasok e di Nea Democrazia prevede addirittura l’arresto.

EU-GreciaGrecia, rischia l’arresto chiunque sia in disaccordo con la politica estera dell’Ue. A stabilirlo, un emendamento voluto dai due partiti che sostengono il governo di “larghe intese” ellenico, il Pasok (centrosinistra) e Nea Democrazia (centrodestra) e approvato qualche giorno fa dal parlamento greco.

A darne notizia, un articolo apparso sul quotidiano Prin, a firma di George Delastik, che riporta anche i dettagli del duro provvedimento, definito senza mezzi termini come la “fine della libertà di parola in Grecia“.

Da giovedi 24 ottobre, riporta l’articolo, l’articolo 458a del Codice penale greco, intitolato “Violazioni alla normativa Ue” stabilisce che sarà punito con la reclusione fino a due anni chi viola le sanzioni richieste dall’Ue contro paesi, organizzazioni o persone”. A votare contro, sia l’opposizione di sinistra Syriza che quella di destra, Greci indipendenti, entrambi antieuropeisti.

Duri i giudizi dell’articolista ellenico, che arriva a definire il governo greco subalterno e vassallo di quello tedesco e dell’Ue e giunge a chiedere al prossimo governo – quale esso sia, ma sicuramente migliore dell’attuale Pasok-Nd – l’immediata abolizione di questo provvedimento liberticida.

L’emendamento originale, con cui i due partiti di governo secondo il giornalista greco speravano di confondere le acque – includeva il Consiglio di sicurezza dell’Onu: “Ogni persona che viola intenzionalmente sanzioni o misure restrittive disposte dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu o da regolamenti comunitari nei confronti di Stati o enti, organismi o persone fisiche o giuridiche, è punito con la reclusione per almeno sei mesi, salvo altra disposizione contenente una pena più grave. Le disposizioni del comma precedente si applicano quando tali questi atti non sono punibili secondo le leggi del paese in cui il reato è perpetrato”. Ma alla fine è stato eliminato il riferimento all’Onu e la pena è stata cambiata da “un minimo di sei mesi” ad “un massimo di due anni di reclusione”.

L’obiettivo del governo, è la conclusione del quotidiano, è di criminalizzare qualsiasi pensiero o azione politica si manifesti in Grecia e sia contraria alla linea dell’Ue in materia di politica estera.

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