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Grecia paralizzata, scontri contro riforme

greciamanifestazioniLa Grecia? E’ di nuovo paralizzata. Dopo la proclamazione dello sciopero da parte dei principali sindacati ellenici contro il programma di austerità del governo socialista del premier Giorgio Papandreou, non sono mancati scontri tra le forze dell’ordine ed i manifestanti. In migliaia, con gli “indignati” in prima linea, hanno costruito una catena umana intorno al Parlamento per impedire l’ingresso ai deputati e per non far svolgere così il dibattito per il programma economico a medio termine per il periodo 2012-2015, noto anche come Memorandum n. 2.

Insieme allo sciopero generale  indetto dai due grandi sindacati del paese (Adedy e Gsee) e dal Pame, il sindacato vicino al Partito Comunista di Grecia,  si sono svolte altre manifestazioni in tutte le città del paese, alle quali le organizzazioni sindacali hanno chiesto la massiccia partecipazione di tutti i lavoratori per “condannare il programma economico delle misure ingiuste, ineguali e antisociali e chiedere il loro l’immediato ritiro”.
Più di 5.000 poliziotti, mobilitati per le manifestazioni, non si sono fatti non notare lanciando lacrimogeni e tentando di bloccare le proteste. Allo sciopero hanno preso parte i lavoratori dell’informazione ma non vi aderiscono i controllori di volo degli aeroporti per non danneggiare – hanno detto – la stagione turistica. Intanto la situazione economica del paese continua a preoccupare l’Europa. Il premio di rendimento pagato dai titoli di Stato decennali greci rispetto ai bund tedeschi segna un nuovo record dopo che i ministri delle Finanze europei, riuniti ieri a Bruxelles, non hanno trovato un accordo per sborsare nuovi aiuti ad Atene. Lo ‘spread’ decennale greco viaggia a 1.445 punti base, nuovo massimo storico, trascinando a livelli record anche l’Irlanda (840 punti) e il Portogallo (767 punti). La Spagna viaggia a 248 punti, l’Italia è invece stabile a 177,3. I ministri dell’Eurogruppo hanno deciso di darsi appuntamento per una nuova riunione straordinaria fissata per domenica sera a Lussemburgo.
I rischi assunti dalla Banca centrale europea attraverso l’acquisto dei titoli di Stato greci sono però “gestibili”. Almeno a quanto dice Jurgen Stark, membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea in un’intervista ripresa dalla Bloomberg. Stark ha aggiunto che il destino dell’euro non dipende dalla Grecia, dall’Irlanda o dal Portogallo. “Non siamo una parte in causa nell’attuale crisi”, dice Stark. “I titoli di Stato che abbiamo acquistato restano molti limitati. Li abbiamo acquistati a prezzi di mercato e messi a bilancio con ulteriori svalutazioni. Stiamo conducendo una gestione dei rischi molto conservativa”.
I governi di Eurolandia, tra l’altro, dovrebbero stanziare ulteriori 20 miliardi di euro per le banche greche in base al piano ispirato dalla Germania per estendere la scadenza dei bond di Atene, che sarebbe classificata dalle agenzie di rating come un “default selettivo”. E’ quanto prevede un documento circolato all’interno della Commissione Europea e anticipato dal Financial Times, secondo il quale “ulteriori riserve potrebbero essere necessarie per le banche greche se la Banca Centrale Europea (Bce) rifiutasse di accettare come collaterali i bond” con rating abbassato. I ministri europei starebbero considerando – aggiunge il Financial Times – tre opzioni per il coinvolgimento del settore privato.
“La più drastica sarebbe un scambio volontario del debito, con un’estensione delle scadenze dei bond per far guadagnare tempo ad Atene. Il ministro delle finanze tedesco avrebbe suggerito un’estensione di sette anni. L’Europa calcola che un successo dello scambio con il 100% dei partecipanti che aderissero eliminerebbe virtualmente la necessità di finanziamenti per i prossimi cinque anni e mezzo. La seconda e la terza opzione sono per uno scambio volontario dei bond, meno probabile con la minaccia di un downgrade”.

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