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Grenfell Tower, l’ecatombe evitabile

Sono almeno trenta le vittime dell’incendio nella Grenfell Tower di Londra. Parola di Stuart Cundy, il comandante di Scotland Yard per le operazioni di soccorso. Uno di loro è morto dopo il ricovero per la gravità delle lesioni riportate.

Negli ospedali di Londra sono ancora ricoverati in venti, alcuni in condizioni molto gravi. Ma il numero che preoccupa di più è quello dei dispersi. Per la BBC sono ancora 76, numero che include anche 17 persone già contate fra le vittime.

Tra loro ci sono anche i due italiani coinvolti: Gloria Trevisan e Marco Gottardi, entrambi architetti di 27 e 28 anni, residenti al penultimo piano del grattacielo. Hanno fatto in tempo a telefonare alle famiglie, che vivono in Veneto, raccontando loro le fasi convulse dell’incendio. Poco dopo le quattro di notte le comunicazioni si sono interrotte.

Ieri i vigili del fuoco avevano ammesso di non sperare più di trovare superstiti nel grattacielo bruciato. Cundy aveva detto di sperare che il numero delle vittime non toccasse le “tre cifre”. Il recupero e l’identificazione dei loro resti richiederanno ancora “settimane”, complicati dagli effetti del fuoco.

Oggi la regina Elisabetta II e il principe William sono andati in visita a North Kensington per incontrare i superstiti e i volontari che partecipano ai soccorsi in un centro di assistenza ricavato in una palestra, il Westway Sports Centre.

Giornata di visite in ospedale anche per la premier Theresa May, che ieri era stata criticata per non aver incontrato i feriti, a differenza del capo dell’opposizione Jeremy Corbyn e del sindaco di Londra Sadiq Khan. Più tardi la May ha presieduto una riunione interministeriale straordinaria sulle misure da prendere dopo l’incendio. Misure, attaccano molti commentatori, alle quali si sarebbe potuto pensare prima, evitando una strage. Nick Robinson, un veterano dell’informazione politica della BBC, ha evocato le vicende seguite al passaggio dell’uragano Katrina a New Orleans nel 2005: ritardi e lacune nei soccorsi distrussero la popolarità dell’allora presidente degli USA, George W. Bush.

Secondo Cundy, Scotland Yard “al momento esclude” che il rogo sia stato di origine dolosa. È più verosimile che ad aver trasformato un focolaio in un rogo sia stato l’uso di materiali scadenti nella recente ristrutturazione dell’edificio. In molti hanno puntato il dito contro i pannelli di alluminio, ma con un’anima di plastica, installati all’esterno come isolanti. Il modello usato è prodotto da Reynobond, una ditta americana, ma negli USA è vietato installarli negli edifici alti più di 12 metri, proprio per la loro infiammabilità.

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