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Herat, attentato ad italiani

afghanistanDue o più attentati, anche con kamikaze, scontri a fuoco con armi leggere e pesanti durati per ore, 4 afgani uccisi e decine di feriti, tra cui cinque militari italiani (uno grave): è stata una giornata di guerra ad Herat, la città nell’ovest dell’Afghanistan che a luglio verrà formalmente ‘riconsegnata’ dalla Nato agli afgani perche le condizioni di sicurezza sono ormai considerate soddisfacenti.

Tutto è cominciato quando in Italia erano le 9 e un quarto, la tarda mattinata in Afghanistan. Secondo la ricostruzione del ministro della Difesa La Russa si è trattato di “un attacco complesso, con un mezzo carico di esplosivo lanciato contro il muro di cinta” di Camp Vianini, la base del Prt (il Team di ricostruzione provinciale) italiano nel cuore della città, “al quale sono seguiti colpi di armi da fuoco, anche da postazioni al di fuori e dall’alto, dai tetti delle case vicine”. Si è combattuto per ore. Contemporaneamente, altri attacchi sono stati sferrati in altre zone delle città, prendendo di mira, ha detto La Russa, “il palazzo del governatore e un convoglio che transitava in una piazza”. Si è parlato anche dell’esplosione provocata da un altro attentatore suicida: si tratterebbe del conducente di una moto-bomba che, secondo fonti della sicurezza afgana, era a sua volta destinata alla base italiana ma è esplosa prima del tempo. Panico tra la gente. L’attacco più devastante è stato proprio quello al Prt (visitato nei giorni scorsi dal segretario generale della Nato Rasmussen e, un mese fa, dal presidente della Camera Fini), per il quale i terroristi hanno impiegato un kamikaze e un commando composto da diverse persone. Queste, dopo l’esplosione dell’auto – che ha distrutto muri, un cancello e il corpo di guardia – hanno sparato dentro la base dai tetti e dalle finestre delle case vicine. Camp Vianini, infatti – già attaccato con un’autobomba nell’aprile 2006, due afgani morti – è costituito da una serie di edifici circondati da abitazioni, tra cui il palazzo di Ismail Khan, ex potente signore della guerra e controverso ministro del governo Karzai. Una scelta, quella di stare “in mezzo alla gente”, strettamente legata allo scopo del Prt, composto da qualche centinaia di militari e alcuni civili, che è quello di sostenere gli afgani nella governance e nella ricostruzione, progettando e realizzando interventi in vari settori: dall’istruzione alla sanità, dall’acqua all’economia. La stessa scelta compiuta per ‘Animal House’, la ‘Base Maestrale’ dei carabinieri sventrata a Nassiriya. I talebani, che hanno rivendicato l’attacco, parlano di “quattro mujaheddin dell’Emirato islamico alla ricerca del martirio” che “si sono infiltrati nel Prt”. Secondo altre fonti, invece, l’attacco è stato sferrato da almeno sette persone. C’é stata una vera e propria battaglia, dentro e fuori il Prt, durata a lungo e alla quale hanno preso parte anche le ‘teste di cuoio’ della sicurezza afgana. Alcuni attentatori sono stati uccisi, ma non si sa quanti. Di sicuro hanno perso la vita cinque afgani – di cui “almeno quattro poliziotti”, secondo La Russa – e una cinquantina sono rimasti feriti. Feriti anche cinque militari italiani, tutti del 132/o reggimento artiglieria terrestre della brigata ‘Ariete’, con sede a Maniago (Pordenone), che costituiscono l’ossatura del Prt. Un sesto ha riportato uno stato di choc, al pari di un funzionario del ministero degli Esteri. Tra i civili che si trovavano nel compound, feriti anche uno sloveno e tre afgani. Dei cinque soldati italiani, tutti trasferiti all’ospedale militare spagnolo di Herat, il più grave è un capitano “colpito all’addome”, che è stato sottoposto ad un intervento chirurgico. La sue condizioni sono “serie”, ma ora – assicurano allo Stato maggiore della Difesa – “non è in pericolo di vita”. Stabili anche gli altri feriti, che quanto prima verranno riportati in Italia. “Il bilancio è meno grave del previsto, ma dobbiamo veramente accendere un cero perché poteva andare assai peggio”, osserva La Russa.

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