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House of Cards, il potere che sa di concupiscenza

Dopo mesi d’attesa eccoci di nuovo a seguire la terza stagione di Huose of cards, Frank, prima ancora che inizi la sigla di apertura, commette già il suo primo atto spregevole e lo fa da neo Presidente in carica degli Stati Uniti d’America. Eppure non riusciamo a fare a meno di sentirci coinvolti dalle vicende di questa serie. Ormai lo conosciamo, Frank è un uomo spietato e scaltro, ma ora si fa ammirare mentre assume la forma esteriore del presidente accorto, magnanimo, munifico, e ci lascia a bocca aperta tanto il personaggio quanto la recitazione di Spacey. Contraddizioni che intrigano, probabilmente perché non passa un solo istante di ogni scena in cui ciascun personaggio non sia messo di fronte alla necessità di operare una scelta, piccola o grande che sia. Finché non veniamo coinvolti in un orrore disperato dal quale non sembra esserci via d’uscita se non quella scelta da Frank: agghiacciante, spietata… disumana. E questa lezione sembra averla appresa molto bene soprattutto la nuova first Lady, Claire. I coniugi Underwood sembrano trarre forza e vigore dai propri insuccessi e per quanto folli e inaccettabili a raccontarle possano essere le loro azioni, House of cards resta una storia che si sviluppa in modo sorprendentemente realistico, vivido e credibile. Gli argomenti della politica, quella vera, e i suoi sviluppi restano una voce che sfuma in sottofondo, mentre i Frank e Claire lottano per mantenere il potere fragile e vacillante che hanno raggiunto a costo di tremendi sacrifici e di indicibili danni collaterali, perché in definitiva è il potere ciò che conta, più di tutto. Tuttavia è Claire, abilissima manipolatrice del marito, a detenere lo scettro.

Vania Amitrano

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