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I Forconi: Siamo imprenditori arrabbiati, non fascisti!

Ecco il profilo tipo degli agricoltori e degli artigiani che hanno protestato ieri a Roma. Il leader Calvani: La nostra è una rivoluzione costituzionale e voluta dal popolo”.forconi-calvaniLa protesta dei Forconi arriva davanti, o perlomeno molto vicino, ai palazzi del Potere, con la grande manifestazione a Roma, in piazza del Popolo.

“Siamo arrabbiati, ma non violenti – La nostra è una rivoluzione costituzionale, voluta dal popolo” afferma dal palco fra gli applausi Danilo Calvani, il leader dei falchi che ha fortemente voluto la manifestazione. E alla fine l’ha avuta vinta.   

La piazza è piena di bandiere tricolori. Sembrano a occhio ben più di 3mila persone. Ci sono gli studenti che cantano senza tregua l’inno di Mameli. E c’è anche una delegazione di Casa Pound, con manifesti pro Simone Di Stefano, arrestato due giorni fa per aver tentato di rimuovere la bandiera dell’Unione europea dal palazzo in via IV Novembre.

Noi siamo gli italiani che non si arrendono”

dicono quelli di Casa Pound. Il tricolore sventola dappertutto.

Ma chi sono i falchi del movimento dei Forconi, i fedelissimi di Calvani? Due pullman sono giunti da Latina, con striscioni e bandiere. Tutta gente delle sue parti, che lo conosce bene.

Chi oggi non è venuto ha già perso – dice uno  -, noi siamo qui per combattere anche per loro”.

Tra quelli che scendono dai pullman, con la faccia arrabbiata, ci sono negozianti, qualche contadino, tanti disoccupati:

Non chiamatela Marcia su Roma, non siamo fascisti: siamo italiani”, dicono.

Non sarà una Marcia su Roma, ma qualcuno dei Forconi, in altre parti d’Italia, segnatamente dal Veneto e dalla Sicilia, accusa Calvani di essere l’anima nera del movimento. Lui, uno dei tre portavoce ufficiali dei Forconi, non si scompone: la manifestazione l’hanno voluta da 40 località d’Italia, dice.

Cinquantuno anni ben portati, contadino di Pontinia, piccolo centro in provincia di Latina, è fiero “del lavoro fatto in nove mesi”, aggiunge. Ma chi è realmente Danilo Calvani, un nome sconosciuto ai più fino a pochi giorni fa?

Ero un imprenditore – racconta – prima di essere sommerso dai debiti e dalle cartelle esattoriali di Equitalia”.

La sua vicenda? Nel 2001 acquista per 1,5 milioni un’azienda agricola, assume lavoratori stagionali. Un anno dopo gli arrivano le prime contestazioni dall’Inps per contributi pensionistici non pagati. Poi sulla scena entra Equitalia. Il resto è facile immaginarlo. Su di lui oggi pende un’ingiunzione di pagamento di 140mila euro, la sua azienda è stata messa all’asta per un importo di pari valore. È nel libro nero di tutte le banche per fatture non saldate.

Una situazione comune a tanti piccoli imprenditori azzoppati dalla crisi.

Il 16 marzo nella cella frigorifera della mia azienda, fra amici ci siamo parlati – racconta – Lì abbiamo deciso che non si poteva sopportare oltre”. E lì, spiega, sempre in quella cella, dopo un lungo tour per l’Italia, il 6 ottobre è  nato il ‘Coordinamento 9 dicembre’. Dapprima un centinaio di persone, “Poi in pochi mesi, sono diventati tanti da non poterli più contare” prosegue.

Calvani non ha un passato politico. Non ha mai preso una tessera di partito.

Ho votato Dc e Psi – dice – Ma poi mi sono pentito, perché ho visto che sono finiti tutti in galera. Negli ultimi anni ho votato Forza Italia e Verdi. Nel 2010 ho partecipato all’occupazione dell’Inps di Latina. Ci vogliono far passare per violenti, per fascisti. Ma non è così, siamo solo arrabbiati, non siamo estremisti e neppure di destra”.

Tanto è vero che ha detto no alla presenza di Forza Nuova e Casa Pound a piazza del Popolo. Poi, però, quelli di Casa Pound sono venuti lo stesso, per protestare contro l’arresto di Di Stefano.

Qualcuno, fra la folla di piazza del Popolo, racconta la sua personale storia di disperazione economica. Che assomiglia molto a quella di Calvani. E spiega perché lo hanno scelto in tanti come leader.

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