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Il buon jazz si ascolta a cena… sul vecchio tram verde

Ottimo jazz, di ogni stile e per ogni gusto. A Roma, sul Tramjazz che ti porta negli angoli più belli della Capitale.IMG-20131130-WA0004Un vecchio tram col rumore sferragliante d’altri tempi. Ben restaurato, con il classico verde luccicante di nuovo, e il Tramjazz è servito. Ogni sera sfreccia, si fa per dire, da un capo all’altro della Capitale. Dai suoi ampi finestroni ti vedi passare davanti il Colosseo, le mura di Porta Maggiore, la Galleria Nazionale, la Basilica di San Giovanni. E intanto, mentre ceni e sorseggi un buon vino, una jazz band suona ottime contaminazioni musicali.

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Come ha sentito chi ha preso il Tramjazz ieri sera. A bordo del tram, ideato da Nunzia Fiorini e Annamaria Sciannimanico, un ottimo “Itinerario Brasil Trio”, con Stefano Rossini alle percussioni, Marco Loddo al basso, e Gianluca Persichetti alla chitarra. Tre ottimi professionisti, che si dividono da anni tra le session musicali, i festival di musica popolare e la didattica accademica e non, ma sempre autenticamente devoti alle sonorità e ai ritmi brasiliani, antichi e contemporanei.

Tra un antipasto di tartine, gli gnocchetti di zucca e l’assaggio di farro, ti vedi scorrere davanti ai finestroni le cartoline notturne di una città che non immagini nemmeno, tanto sono curiose le angolazioni da cui guardi palazzi e viali, negozi chiusi e monumenti imponenti. E intanto, ti godi le incursioni ritmiche nel pezzo di Nelson Farias “Brooklyn High”, e l’omaggio alle sonorità del nordest brasiliano che lo stesso Persichetti ha composto.

Dopo San Lorenzo, il silenzio di viale Regina Margherita sembra non accorgersi delle luci ovattate del Tramjazz, così tra una polpettina al ragù e una bechamelle di verdure ti godi Valle Giulia e Santa Croce di Gerusalemme e San Giovanni. E scopri quanto fosse raffinato il Luis Bonfa che con Quebra Mar anticipava, o forse inventava la Bossanova.

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Ma è la sosta al parco del Celio, l’apoteosi del Tramjazz. Non sai se guardarti incantato il Colosseo, chiuso tra una cornice di alberelli e incastonato di luci come un albero di Natale, con il traffico che scorre lontano e “silenzioso” davanti a te, o se lasciarti andare ai ritmi frenetici del Sons de carillhoes di Joao Pernambuco, per poi scoprire quanto strani, accattivanti, ossessivi e avvolgenti siano i ritmi africani e le musicalità europee che si crogiolano nel Choro e che il Pandeiro, il complesso e intricato tamburello brasiliano riesce a rivelare quasi da solo.

Altri brani, altra scoperta, anzi riscoperta: il Samba do Aviao prima, quasi un dovuto omaggio al mitico Jobim, e il Di mMinor del raffinato contemporaneo Guinca, mentre un personale discreto e silenzioso ti passa una delicata pannacotta ai frutti di bosco e una torta al cioccolato.

Sembra quasi mesto il ritorno a Porta Maggiore, mentre i Lamentos do Morro di Garoto ti propongono una dovuta incursione nelle sonorità percussive delle favelas di Rio, ultima tappa di un percorso che non sai se ricordare più per gli inattesi scorci di Roma o per le scorribande ritmiche da un capo all’altro del Brasile.

 

Per ripercorrere l’esperienza del Tramjazz, ma anche per prenotare visto il tuto pieno che si registra quasi ogni sera, http://www.tramjazz.com/contatti

Per riascoltare Rossini, Persichetti e Luddo, in Itinerario Brasile trio o nel quintetto Batuque Percussion o anche nel Choro Orchestra, ma sempre e comunque all’insegna della musica popolare brasiliana, www.stefanorossini.net.

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