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Il gioco non vale la vita: iniziative nel Lazio per vittime azzardo

Cinquecentocinquantamila euro ogni anno per tre anni a partire dal 2014 per combattere il gioco d’azzardo. Abbiamo previsto una premialità per i Comuni e ititolari di sale gioco, bar, esercizi commerciali che decidono di non mettere la macchinetta o di rimuoverla se ce l’ hanno, perché bisogna dare degli incentivi, incoraggiare i buoni comportamenti”. 

A precisarlo è Olimpia Tarzia, vice presidente della V Commissione Cultura della Regione Lazio, prima firmataria della legge regionale, approvata lo scorso 24 luglio all’unanimità, che all’articolo 5 prevede “l’istituzione di un marchio rilasciato dalla Regione agli esercenti di esercizi commerciali, ai gestori dei circoli privati e di altri luoghi deputati all’ intrattenimento che non hanno nel proprio esercizio le apparecchiature per il gioco d’ azzardo”.

slotDi gioco compulsivo e d’azzardo, sia legale che illegale, e della necessità di un’azione educativa e formativa rivolta soprattutto ai giovani si è parlato oggi, a Roma, nel convegno ‘Il gioco non vale la tua vita’, organizzato dalla Regione Lazio.

Perché ai giovani. Perché, come informa il Codici (l’associazione per la difesa dei consumatori),un cospicuo numero di giovani “l’80 per cento dei ragazzi coinvolti nello studio ha dichiarato di aver giocato almeno una volta nella vita e tutti hanno dichiarato di giocare per vincere”.

Lo fanno più i maschi (80 per cento) che le femmine (20 per cento), soprattutto gli appartenenti alle scuole superiori (72 per cento). A cosa giocano i ragazzi? In pole position il fantacalcio (gioco ideato all’ interno del gruppo dei pari in cui in palio ci sono dei soldi); le scommesse sportive (gioco legale e vietato ai minori di 18 anni) e i gratta e vinci (preferito soprattutto dalle ragazze e vietato anch’esso ai minori). In generale risulta che il 40per cento dei ragazzi coinvolti nello studio gioca con una certa regolarità. Il fenomeno è preoccupante in quanto il gioco non è considerato un comportamento che può portare alla dipendenza e trasformarsi quindi in patologia grave che necessita dell’intervento dello psichiatra.

Nel Lazio, per volontà della Regione è sorta la rete degli sportelli ”no slot”. La Regione Lazio ha stanziato infatti un milione di euro per l’ apertura di 51 punti di ascolto e accoglienza rivolti alle vittime del gioco d’ azzardo patologico. Gli sportelli entreranno in funzione in ognuno dei 15 municipi di Roma Capitale e in ciascuno degli altri 36 distretti socio-sanitari della Regione, e saranno affiancati anche da un numero verde a disposizione dei cittadini che hanno bisogno di informazioni pratiche sui servizi di contrasto alle ludopatie. Compito degli sportelli ‘ no slot’ diventa quello di accogliere le persone affette da ludopatia in cerca di aiuto e i loro familiari, orientare ai servizi socio-sanitari presenti sul territorio (centri d’ ascolto, servizi per le dipendenze delle Asl, comunità di recupero) e fare animazione nel proprio territorio, promuovendo incontri nelle scuole e nei luoghi di aggregazione sui rischi della dipendenza dal gioco d’ azzardo. La rete lavorerà in sinergia con le realtà del Terzo settore già impegnate su questo fronte.

“L’ Italia e il più grande mercato del gioco d’ azzardo in Europa: lo Stato è il primo beneficiario degli introiti da esso derivanti e non si decide ancora a fare una legge che imponga dei limiti. Noi come Regione abbiamo voluto dare una spinta in questa direzione”.
Lo ha detto sottolineato Olimpia Tarzia parlando dell’iniziativa nella quale la Regione Lazio non è l’unica né la prima. Ma si dovrà certamente arrivare ad una decisione sul piano nazionale perché è impensabile che il silenzio dello Stato possa essere legato alla possibilità di arricchirsi sulle spalle di chi, sia pure spontaneamente, ha scelto di rovinare la propria esistenza e spesso anche quella dei familiari.

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