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Il passo lento spia di Alzheimer incipiente

Il benessere di mente e corpo cammina di buon passo. Diversi studi clinici sono in grado di dimostrare che anche solo 10 minuti di camminata ‘sostenuta’ sono un toccasana non solo per la salute e la forma, ma anche per la psiche. Gli americani poi lo chiamano fitwalking, cioé il benessere che si raggiunge camminando. Ma la velocità della camminata va tenuta d’occhio perché potrebbe essere una ‘spia’ dell’arrivo dell’Alzheimer.

A mettere in guardia un gruppo di ricercatori francesi che ha condotto uno studio su 128 persone con un’età media di 76 anni che non avevano demenze, ma che presentavano problemi di memoria. Gli scienziati hanno analizzato le scansioni dei cervelli, misurando i livelli di proteina beta-amiloide, un precursore della malattia. Il team ha evidenziato una stretta correlazione con la velocità media della camminata: più un anziano si sposta lentamente, più alti sono i livelli della sostanza nel cervello.

Secondo gli studiosi, spiega l’‘Independent’ che ha ripreso la notizia, la scoperta potrebbe aiutare la diagnosi della malattia, perché un rallentamento dell’andatura può significare cambiamenti nel cervello prima della comparsa dei sintomi. “E’ possibile che avere disturbi nell’andatura oltre a quelli della memoria possa indicare l’Alzheimer, anche prima che le persone mostrino i sintomi clinici”, spiega Natalia del Campo della University Hospital di Tolosa (Francia), autrice principale della ricerca. Per Laura Phipps di Alzheimer’s Research Uk “potrebbero esserci molte ragioni per rallentare il passo, ma è importante indagare perché e quando questi cambiamenti arrivano in malattie come l’Alzheimer e come possono essere gestiti per migliorare la vita delle persone”.

“La ricerca ha dimostrato che le persone con malattia di Alzheimer possono avere difficoltà a camminare, ma non è chiaro se questo è dovuto alla condizione in sé o ad altri fattori, in particolare a quelli associati con l’invecchiamento – spiega Louise Walker dell’Alzheimer Society – E’ necessario un lavoro più a lungo termine per determinare se l’accumulo di beta-amiloide, che è una delle caratteristiche della malattia di Alzheimer, conduce direttamente al rallentamento dell’andatura e se questo potrebbe giocare un ruolo importante nel processo diagnostico”.

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