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Il vino a tavola lo sceglie lei. Non sempre, però…

Al ristorante in coppia. Una cena romantica, tete-a-tete, a meno che l’unione non sia più che collaudata e come una bottiglia il cui tappo non chiude più bene sia svanita un po’ di fragranza. Doppio menù e una sola carta dei vini: a chi presentarla? Non date per scontato che a prenderla sia l’uomo, perché nel 34 per cento dei casi è proprio la partner a scegliere il nettare tanto caro a Bacco. L’orientamento prevalentemente è verso le tipologie di bianco, spumanti compresi, con un’attenzione alle produzioni biologiche e al prezzo. In fatto di vini noi donne siamo più risparmiose, mentre l’etichetta fascia alta viene scelta più facilmente dall’uomo, vuoi per fare bella figura vuoi per l’indomabile atteggiamento da intenditore.

Tutto questo è documentato da un sondaggio dell’Osservatorio ‘Donne e Vino’ della Luiss, che ha preso in considerazione 1200 interviste a consumatrici di vino. Orgogliose le rappresentati del gentil sesso acquirenti e consumatrici, che si dichiarano “fortemente consapevoli nell’atto di acquisto” e nella gran parte dei casi ordinano un vino che già conoscono. Ciononostante è forte la curiosità ad esplorare il mondo di questa bevanda alcolica così antica (tralci di vite risalgono a 2 milioni di anni fa) per il 47% delle interpellate, mentre il 66% delle donne dichiara interesse per il territorio di origine e per i vitigni autoctoni.

Dunque, dietro una scelta che potrebbe sembrare casuale o esplorativa, c’è la determinazione a conoscere la storia dell’azienda produttrice o del singolo produttore, il territorio di provenienza. Come canali informativi, per le eno-appassionate, conta molto il passaparola e le informazioni su blog e sul web in generale, mentre meno credibili risultano essere i giudizi delle guide di settore. In ogni canale le donne vorrebbero più storie dei produttori.

‘In vino veritas’. E la verità è che da svariati anni, ormai,  il settore della produzione vitivinicola sta affrontando fasi di intensi cambiamenti. Non ultimo, e tra i più interessanti, quello di un Made in Italy dove l’eccellenza è firmata in rosa. Una rivoluzione in un settore che la tradizione vorrebbe legato ad un universo prevalentemente maschile. Donne e imprenditrici capaci di inserirsi in una trama di italianità, a livello industriale ben definita e conosciuta, per coglierne le opportunità, ma trovando un linguaggio personale per raccontare l’unicità della propria azienda.

“Donnachiara”, “Donnafugata”, “Donna di Coppe”. “Il vino non ha sesso”, ha rilevato la presidente dell’Associazione “Donne del vino” Donatella Cinelli Colombini, ma è certo che le titolari di aziende vitivinicole, che sono il 28% del mondo produttivo, hanno rispetto alla media nazionale titoli di studio più alti, e maggiore propensione alla qualità (fanno Doc e Docg nel 68% dei casi rispetto alla media del 38%) e alle viticoltura ecosostenibile.

Scriveva Ovidio:

Il vino prepara i cuori e li rende più pronti alla passione.

Signori uomini, lo hanno scoperto pure le donne. Ma, forse, lo hanno sempre saputo.

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