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Impresentabili. M5S e Saviano: “Siamo a Gomorra”

“Fuori i nomi, subito”. Con queste parole Beppe Grillo richiama all’ordine la Commissione Antimafia, che domani pubblicherà la lista dei candidati “impresentabili” alle elezioni regionali.

Chi sono questi “impresentabili”? Ce lo spiega l’art. 8 della Legge Severino, che prevede la “Sospensione e decadenza di diritto per incandidabilità alle cariche regionali”, di coloro che “hanno riportato una condanna non definitiva per uno dei delitti indicati all’articolo 7.

In altre parole, tutti quelli che sono stati condannati con sentenza di primo grado confermata in appello, “ad una pena non inferiore a due anni di reclusione per un delitto non colposo, dopo l’elezione o la nomina”. Per quanto riguarda invece i soggetti colpiti da provvedimenti non definitivi, sono comunque esclusi tutti “coloro nei cui confronti l’autorità giudiziaria ha applicato una misura di prevenzione”. 

Se la lista definitiva non è stata ancora presentata (l’Antimafia per adesso si è fermata a quattro nomi), la discussione intorno la Legge Severino e la sua applicabilità si è scatenata da settimane, coinvolgendo in prima persona il candidato alla presidenza della Regione Campania Vincenzo De Luca, ex sindaco di Salerno e lo stesso ex premier Silvio Berlusconi che rispetto alla Legge Severino si è sempre autodefinito “discriminato politico”. Anche stamane il leader di Forza Italia, richiamando l’art 25 della Costituzione italiana e art 7 del regolamento dell’Ue, ha definito la Legge dell’ex guardiasigilli del governo Monti una legge “ingiusta” in quanto retroattiva.

Il caso De Luca. L’ex sindaco di Salerno, condannato con pena sospesa per abuso di ufficio a gennaio 2015, era stato riabilitato alla sua carica dal Tar, insieme al primo cittadino di Napoli Luigi De Magistris. Ora però la Cassazione ha stabilito che a decidere del destino del candidato Pd  sarà il Tribunale ordinario, che potrebbe ribaltare la sentenza precedente, procedendo alla sospensione dell’ex sindaco di Salerno per 18 mesi.

“Non cambia nulla”, afferma De Luca, che continua: “Il problema della Severino è superato perché la legge non è applicabile per chi viene eletto per la prima volta. Quindi non verrò sospeso.

Quel che è certo è che la sospensione scatterebbe solamente in caso di vittoria. Il candidato in questione, sfruttando il tempo tra elezione e l’effettiva proclamazione, avrebbe il tempo di presentare la giunta e soprattutto di nominare un vicepresidente, che rimarebbe in carica al suo posto.

È una vergogna – afferma il leader del M5S – che quasi si arrivi al voto senza che i cittadini possano sapere chi vanno a votare”. In effetti, la lista dei possibili “incandidabili” alle elezioni regionali è lunga ed eterogenea: i reati vanno dall’abuso di ufficio, al peculato, all’associazione mafiosa, passando per furto aggravato. Sembra che ci siano “impresentabili” quasi in ogni regione, tra cui Campania, Toscana, Puglia e Liguria, dove è ancora aperta l’inchiesta “spese pazze”, relativa all’uso improprio dei rimborsi regionali.

Mentre Vincenzo De Luca, che in caso di sentenza sfavorevole ha la possibilità di fare ricorso, si mostra sereno: “È solo un polverone, domani non se ne parlerà più”, per un primo bilancio si dovrà invece attendere venerdì e la lista della Commissione Antimafia, ma soprattutto domenica 31 maggio, giorno in cui si voteranno i presidenti e i consigli regionali per Veneto, Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Campania e Puglia”.

Roberto Saviano: “la lotta alla mafia non è una priorità del Pd”. Sulle regionali e su De Luca si era espresso, in un’intervista all’Huffington Post dello scorso 7 maggio, anche il giornalista e scrittore Roberto Saviano: “Nel Pd e nelle liste c’è tutto il sistema di “Gomorra”, indipendentemente se ci sono o meno le volontà dei boss. Il Pd nel Sud Italia non ha avuto alcuna intenzione di interrompere una tradizione consolidata”.

Alla politica ci si rivolge per ottenere diritti: il lavoro, un posto in ospedale… Il diritto non esiste, il diritto si ottiene mediando – continua l’autore di “Gomorra”– io ti do il voto, in cambio ricevo un diritto. Il politico non dà visioni, prospettive, percorsi, ma dà opportunità in cambio di consenso. E De Luca, in questo, è uno che ci sa fare”.

E conclude: “Questo Pd  non ha un’anima che sente come una priorità l’antimafia”.

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