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In Polonia vince la destra euroscettica

La Polonia ha scelto di non scegliere l’Europa. Le elezioni politiche di ieri hanno sancito la vittoria dei nazionalisti euroscettici di Diritto e Giustizia (PiS), il partito dell’ex premier Jaroslaw Kaczynski. Sarà la loro candidata Beata Szydlo a ricevere dal presidente Andrzej Duda l’incarico di formare il governo.

Secondo gli exit poll, il PiS ha ottenuto 242 seggi sui 460 del Sejm, la camera bassa di Varsavia, il che permetterà al partito di Kaczynski di governare da solo. Se i conteggi ufficiali lo confermeranno, sarà il primo governo monocolore dalla caduta del comunismo, quando la Polonia passò da un sistema a partito unico al pluralismo democratico. È anche la prima occasione in cui le forze di sinistra sono rimaste tutte fuori dal Parlamento: nessuna di loro si è avvicinata all’8% dei voti, fissato come soglia di sbarramento al Sejm. In ogni caso, i risultati ufficiali saranno annunciati oggi alle 18.

Il PiS ha ottenuto il 39,1% delle preferenze, superando nettamente la Piattaforma civica (PO), il partito popolare centrista erede della tradizione di Solidarnosc, guidato dalla premier uscente Ewa Kopacz, che ha raccolto il 23,4%. Terzo, con il 9%, è Kukiz ’15, movimento populista fondato dal cantante punk Pawel Kukiz dopo aver conquistato a sorpresa il 21% dei voti alle presidenziali della scorsa primavera. Si siederanno nell’Assemblea nazionale anche .Nowoczesna, partito dell’economista liberista Ryszard Petru, e il Movimento dei contadini.

I nazionalisti hanno stravinto impostando una campagna elettorale su prese di posizione nette: contro la Russia, ingombrante vicino di casa, contro lo “strapotere” delle istituzioni UE e contro l’immigrazione, tanto da poter dire di voler “portare Budapest in Polonia” – il riferimento è alla chiusura netta decisa in Ungheria dal premier Viktor Orban – mentre ha promesso sussidi alle famiglie, tasse a banche e grandi imprese private – per lo più straniere – e una imponente ridistribuzione ai cittadini dei frutti del boom economico degli ultimi anni, che ha fatto crescere il PIL del 50% rispetto a 11 anni fa.

Grande sconfitta di questa tornata elettorale è

Gli exit poll mostrano una Polonia spaccata in due. Hanno votato in massa per il PiS le campagne e le regioni orientali, meno ricche e più vicine alla Russia e alla Bielorussia. Più favorevoli al governo uscente gli elettori delle grandi città e delle regioni confinanti con la Germania, che però hanno fatto registrare percentuali più alte di astensionismo. La tendenza è la stessa delle elezioni parlamentari del 2011 e delle presidenziali della scorsa primavera.

Le forze uscite sconfitte dalle urne, comunque, promettono battaglia su tutti i grandi temi del programma della nuova premier: dai diritti civili all’immigrazione, dall’euroscetticismo alla libertà dei media, che secondo la Szydlo dovrebbero essere “più sotto il controllo dello Stato”. Tutto da definire anche il rapporto fra la Szydlo e l’ingombrante Kaczynski, il presidente del PiS sospettato di essere l’eminenza grigia dietro la sua candidatura. Non a caso, è stato lui il primo a prendere la parola mentre il partito festeggiava la vittoria. Kaczynski ha ricordato suo fratello gemello Lech, il presidente della Repubblica morto in un incidente aereo a Smolensk, nel 2010: “Senza di lui non saremmo qui oggi, abbiamo vinto perché abbiamo seguito i suoi passi”. E ha promesso: “Non ci vendicheremo, non ci saranno regolamenti di conti personali, non daremo calci a chi è caduto solo per colpa sua”.

Ma sul nuovo governo polacco incombe anche un’altra ombra più lunga: quella del Cremlino. Da Mosca è arrivato un commento di Dmitri Peskov, il portavoce del presidente Vladimir Putin: la Russia riconosce “certamente” il risultato delle elezioni, ma non può non rammaricarsi del fatto che “le relazioni bilaterali non sono nella forma migliore”.

F.M.R.

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