DATTORRE

In tre lasciano il Pd: con Renzi non c’è più dialogo

Il Pd perde tre pezzi: lasciano i deputati Alfredo D’Attorre, Carlo Galli e Vincenzo Folino. “Il Pd così non regge: il processo di distacco è destinato ad accentuarsi nei prossimi mesi”, ha dichiarato D’Attorre annunciando che “altri lasceranno”. Renzi ritiene che la sinistra non abbia possibilità, ma io ritengo che non ci sia spazio per la sinistra nel Pd”, ha aggiunto il politico responsabile nazionale per le riforme dei dem. I tre, tutti vicini all’ex segretario Pierluigi Bersani, aderiranno al nuovo gruppo parlamentare della sinistra che si costituirà nei prossimi giorni alla Camera. Una scelta che trova subito la replica di Matteo Renzi: “All’interno del Pd c’è un grande spazio ideologico e culturale per la sinistra – dice il segretario dem – , ma gli esponenti della minoranza devono liberarsi della logica di parlar male l’uno dell’altro. Fuori di qui non vedo spazi”.

Lo strappo – “La decisione di lasciare il Pd – spiega D’attorre – è giunta dopo un lungo personale tormento. Se sono arrivato a questa decisione è perché sono convinto non ci fossero alternative per la piega politica, programmatica e ideale che il Pd ha assunto, in particolare nell’ultimo anno, sul piano della politica economica, della riforma delle istituzioni, della democrazia interna e anche per le nuove alleanze che stanno delineando”. “E’ venuta meno una verifica democratica interna. L’ho detto ieri anche a Renzi: lui – ha aggiunto D’Attorre – è stato eletto per fare il segretario ma le circostanze hanno portato a una sua nomina a presidente del Consiglio, senza un passaggio elettorale e senza una legittimazione democratica”.

“Il mio –spiega Galli– non è un colpo di testa senile ma è maturato dopo aver preso atto che nel Pd non c’è spazio per una dialettica. Il sistema politico è totalmente sbilanciato. Il Pd è scivolato al centro, favorito dal fatto che il centrodestra si è spappolato e il Pd, nato per essere uno dei due soggetti in un sistema bipolare, si è ritrovato a cercare voti anche a destra e a governare l’Italia dall’unica posizione in cui è stato possibile governarla in 60 anni: ossia dal centro”.

Commenti – “L’uscita dal Pd di altri colleghi di primissimo piano e di grande qualità, strutturata cultura riformista, profondi legami con i rispettivi territori dovrebbe spingere il Pd e, in primis, il segretario nazionale a riflettere. Invece, è business as usual poiché Renzi ha abilmente riposizionato il Pd verso gli interessi più forti, sempre più lontano dal lavoro. Con l’arrivo di Corradino Mineo, Alfredo D’Attorre, Carlo Galli e Vincenzo Folino, il progetto di rilancio della democrazia costituzionale e di una sinistra di governo pro-labour fa un salto di qualità per forza morale, intellettuale e insediamento territoriale”, dico i deputati Stefano Fassina e Monica Gregori. “Il loro apporto -aggiungono- è fondamentale per il gruppo parlamentare che nascerà alla Camera e al Senato con l’assemblea nazionale del 7 novembre a Roma”.

“Sono tutti bravissimi…”. Pier Luigi Bersani parla così dei tre deputati, tutti della sua area, che oggi hanno formalizzato l’addio ai dem. “Sono anch’io per il centrosinistra ed erede dell’Ulivo. Io – dice l’ex-segretario – lavoro per la stessa cosa ma dentro il Pd. Se poi il Pd diventa un’altra cosa…”.

“Credo e continuerò a credere nel Pd. Ma oggi non è un bel giorno per il mio partito”, scrive Roberto Speranza su Facebook. “Provo grande amarezza per le scelte di D’Attorre, Folino e Galli”, ha scritto l’ex capogruppo alla Camera del Pd.

 

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