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Inchiesta Consip: l’impero di Romeo

L'”avvocato” così era conosciuto Alfredo Romeo, l’imprenditore campano arrestato questa mattina per un episodio di corruzione in relazione all’inchiesta Consip, che vede coinvolti tra gli altri, il ministro dello Sport Luca Lotti e il padre dell’ex premier, Tiziano Renzi,  indagato quest’ultimo per traffico di influenze illecite dalla Procura di Roma.

Laureato in giurisprudenza a pieni voti con tanto di abilitazione, Romeo non ha evidentemente mai avuto bisogno di esercitare la professione: nel 1979 fonda la “Romeo Immobiliare“, società che ad oggi conta sedi in cinque regioni diverse e qualcosa come 18mila dipendenti in tutta Italia. E proprio dalla Romeo Immobiliare parte la costruzione dell’impero economico di Romeo  con tantissimi immobili sparsi per la Penisola, compreso un albergo a 5 stelle su via Marina a Napoli, la sua città d’adozione.

Già finito nel mirino della Procura di Napoli già nel 2008, con l’accusa di associazione a delinquere (assolto perché “il fatto non sussisteva”) l’imprenditore si dedica nei successivi dieci anni all’ottenimento di appalti pubblici nel Comune partenopeo, compreso quello per la pulizia del Palazzo di Giustizia. Almeno fino a quando il sindaco De Magistris non ne revoca la concessione.

Ma l’ascesa economica, e politica, di Romeo non si ferma certo al suolo campano. L’imprenditore diventa un vero e proprio asso piglia tutto, vincendo appalti a Roma, Venezia e Milano, diventando in pochi anni il “re degli appalti pubblici” con la ‘Romeo Gestioni’ e altre aziende ad essa collegate e fondate dall’imprenditore.

Un fatturato di 130 milioni di euro: questo più o meno il giro d’affari della società che gestiva gli appalti e che ha tra i suoi committenti oltre i comuni di Roma, Milano, Venezia, Firenze, anche gli enti previdenziali Inps, Inpdap e Inpdai, le università di Bari e Caserta, il Palazzo di Giustizia di Napoli, diverse Regioni, l’Agenzia del Demanio, i Ministeri dell’Economia, degli Interni, della difesa, delle Infrastrutture, il Quirinale, la Corte dei Conti, il Consiglio di Stato, le Autorità per la Privacy, per i lavori pubblici, per le telecomunicazioni e persino Palazzo Chigi, di cui Romeo stava diventando socio in un’impresa pubblico-provata che avrebbe dovuto gestire tutte le attività di supporto alla Presidenza del Consiglio.

Nonostante questo, il nome di Romeo comincia a diventare veramente di dominio pubblico solo nel 2006, quando la Romeo Gestioni spa vince l’appalto da 720milioni di euro per la manutenzione di 800 chilometri di strade urbane. Il bando viene però impugnato e solo dopo ben tre pronunciamenti,  Tar e Consiglio di Stato danno ragione a Romeo che mantiene così la concessione milionaria. Nel 2008, l’allora sindaco di Roma, Gianni Alemanno ne revoca l’appalto, spacchettandolo in otto lotti.

Nei confronti di Alfredo Romeo, secondo quando riportano le agenzie di stampa, sarebbe stato anche disposto il sequestro patrimoniale di 100 mila euro:  si tratterebbe del provento della corruzione di un dirigente della Consip. Secondo l’accusa, Romeo avrebbe versato a Marco Gasparri, direttore Sourcing Servizi e Utility di Consip,  5 mila euro in prossimità del Natale 2012, poi con cadenze mensili di importo variabile nel periodo compreso fra il 2014 e il 2016 per complessivi 100 mila euro.

 

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