infelicità

Infelici fino a 40 anni. Poi la vita riparte

Signori si nasce, e chi lo diceva – Totò, alias Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, più semplicemente Antonio de Curtis -era legittimato ad affermarlo in quanto “lo nacque” davvero. Infelici pure o meglio, si diventa con un crescendo, che potremmo definire rossiniano, nella prima parte della vita. Gli studi scolastici e gli esami universitari, la ricerca di un lavoro, i problemi di coppia, fino alla depressione post-partum, caratterizzano la prima parte dell’esistenza che viene rappresentata come una curva a ‘U’, con il punto più basso attorno ai 40 anni:  è un’immagine ricorrente in molti studi scientifici.

Lo ribadisce una ricerca inglese dell’università di Warwick, pubblicata su ‘The Economic Journal’. Il lavoro si basa sull’osservazione di 50 mila adulti tra Australia, Gran Bretagna e Germania, dei quali monitora la felicità con lo scorrere degli anni. Non si tratta del primo studio in questo senso, ma è la prima conferma che l’andamento della gioia non è legato a circostanze particolari o dipendente dalla cultura, bensì ad un fenomeno universale.

Toccato il punto più basso intorno alla metà del cammino, tuttavia, le cose sembrano migliorare. Man mano che si invecchia, la felicità sembra infatti aumentare, come riporta il ‘Telegraph‘ che ha ripreso lo studio. Non è chiaro se si tratti di un effetto dovuto alla rassegnazione dello scorrere degli eventi, per la maggior parte impegnativi, o se in effetti superato l’acme si trovino l’ottimismo e l’equilibrio necessari per godersi quel che resta del giorno, ciò che rimane della propria esistenza. Un suggerimento arriva dalla scrittrice inglese ultranovantenne Diana Athill, che in un saggio sul suo nuovo libro, in uscita in questi giorni nel Regno Unito, dal titolo “Vivo, vivo oh”, pieno di vivaci osservazioni sulla sua vita e sulla morte prossima (la scrittrice ha 98 anni), sostiene che il segreto della serenità sia “evitare il romanticismo e aborrire la bramosia di possesso”.

Per essere felici non occorre che tutti i nostri desideri siano soddisfatti. Ricordiamoci piuttosto della vecchia e saggia regola del ‘bicchiere mezzo pieno’: vale a dire, riuscire a guardare con ottimismo, un pizzico di ironia all’occorrenza, con sano distacco e senso critico quello che la vita di ogni giorno ci pone davanti. Allora sì che ci sentiremo ricchi e appagati per quello che abbiamo.

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