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Intifada, in fiamme la Tomba di Giuseppe a Nablus

Costa caro il “venerdì della collera” proclamato ieri da Hamas: vicino Hebron, in Cisgiordania, un palestinese è rimasto ucciso nel tentativo di aggredire un soldato israeliano, ennesimo atto dell’Intifada dei coltelli; un altro è morto, e altri venti sono rimasti feriti, negli scontri con la polizia dello Stato ebraico alla frontiera con la striscia di Gaza.

Sempre in Cisgiordania, a Nablus, un gruppo di giovani palestinesi ha incendiato il sito della Tomba di Giuseppe. Secondo fonti delle IDF (“Forze di difesa israeliane”, l’esercito dello Stato ebraico) gli autori del gesto sono stati dispersi e le fiamme domate dagli stessi servizi di sicurezza palestinesi.

Ieri il partito islamista armato che detiene il potere a Gaza aveva esortato i palestinesi a manifestare e creare disordini in Cisgiordania e Gerusalemme. Il comunicato enumerava una serie di luoghi in cui si sarebbero dovuti avvenire gli scontri, che in effetti includeva Nablus e Hebron.

Stamattina a Kiryat Arba, una colonia ebraica costruita a ridosso di Hebron, un palestinese che indossava una pettorina gialla da giornalista ha accoltellato un soldato israeliano ed è stato ucciso dalle altre guardie. Il militare aggredito, rimasto ferito, è ricoverato in ospedale, ma non corre pericolo di vita.

Poco prima un cane poliziotto aveva sventato un attentato a Gerusalemme, individuando una bomba artigianale a un checkpoint lungo la strada che collega il quartiere arabo di Isawiya alla colonia ebraica di Ma’ale Adumim.

Gli scontri con la polizia che hanno portato alla morte di un dimostrante sono avvenuti al valico di Erez, il più vicino a Gaza. In altre parti della Striscia gruppi di palestinesi hanno provato a superare le barriere che segnano il confine con Israele, e sono stati respinti con i lacrimogeni.

L’attacco alla Tomba di Giuseppe, a colpi di bottiglie Molotov, è iniziato prima dell’alba ed è durato diverse ore. Le fiamme hanno danneggiato la sezione dell’edificio riservata alle donne.

Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, ha condannato fermamente il gesto e promesso un’indagine. Atti del genere – ha riferito all’agenzia WAFA – sono “offese alla nostra cultura, alla nostra religione e alla nostra morale”.

Si è trattato di “un atto spregevole” anche per Peter Lerner, portavoce delle IDF: “L’incendio e la profanazione della Tomba di Giuseppe sono una flagrante violazione e una contraddizione del valore fondamentale della libertà di culto”.

In segno di ritorsione contro l’attacco, gruppi di coloni israeliani arrivati dagli insediamenti costruiti nei dintorni hanno bloccato una via d’accesso a Nablus, impedendo il passaggio ai palestinesi.

Il ministro dell’Agricoltura Uri Ariel, membro del partito nazionalista d’ispirazione religiosa Focolare ebraico, ha chiesto al primo ministro Benjamin Netanyahu di permettere che l’esercito si impadronisca dell’area sacra, ora affidata alla gestione dell’ANP.

Il personaggio sepolto a Nablus non è il padre putativo di Gesù, ma il patriarca omonimo, figlio di Giacobbe e Rachele, la cui storia è raccontata nel libro della Genesi. Come altri patriarchi biblici, l’Islam lo considera un profeta. Il sito della sepoltura è un luogo di culto usato in varie epoche da musulmani, cristiani ed ebrei.

Il governo israeliano ha aumentato ancora il contingente di forze di sicurezza schierato nella città vecchia di Gerusalemme, e ha vietato l’accesso alla Spianata delle Moschee a tutti coloro che non hanno compiuto 40 anni.

Filippo M. Ragusa

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