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Intifada: Kerry, “violenza insensata”

La spirale di violenza fra israeliani e palestinesi, culminata nell’Intifada dei coltelli, è “insensata”. Lo ha detto stamattina il Segretario di Stato USA John Kerry. Entro il fine settimana, Kerry incontrerà il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente dell’ANP Abu Mazen.

“Vogliamo che torni la calma e che cessi la violenza”, ha detto il capo della diplomazia americana da Madrid, dov’è in visita ufficiale. È il primo di un ciclo di incontri con i rappresentanti di Russia, Arabia Saudita, Turchia e Giordania messi in calendario per discutere della crisi siriana. Con l’occasione, Kerry incontrerà Netanyahu a Berlino. L’incontro con Abu Mazen invece è in programma ad Amman, capitale della Giordania.

Oggi il capo del governo israeliano ha congelato la costruzione di muri tra i quartieri arabi e quelli ebraici di Gerusalemme. L’iniziativa, partita nei giorni scorsi ai confini del rione di Jebel Mukabber, era stata annunciata come una strategia di difesa dall’Intifada dei coltelli.

Oltre alle critiche sull’utilità pratica di un muro, che può sempre essere aggirato, e a quelle di chi contesta la criminalizzazione di tutti gli abitanti dei quartieri arabi, The Times of Israel ha fatto notare che la costruzione delle barriere renderebbe tangibile la divisione dell’unità della città, una bestemmia per la destra israeliana. Tracciare confini comporterebbe ammettere l’esistenza di una Gerusalemme araba, che i sionisti a oltranza non riconoscono.

Il ministero degli Esteri di Tel Aviv, anch’esso guidato da Netanyahu, ha convocato intanto l’ambasciatore francese Patrick Maisonnave per un confronto definito “aspro”. Parigi aveva proposto di inviare osservatori internazionali sulla Spianata delle Moschee per assicurare il rispetto degli accordi fra israeliani e palestinesi, che assicurano ai musulmani il monopolio della pratica religiosa sulla cima della collina che sorge al centro di Gerusalemme. Al culto ebraico, invece, è riservato il Muro del Pianto, ai piedi dell’altura. Sono gli ultimi resti del Tempio di Salomone distrutto dai romani nel I secolo d.C., che dà al posto il nome di Monte del Tempio, usato dagli ebrei.

I musulmani accusano Israele di organizzare pellegrinaggi mascherati da visite turistiche sulla Spianata, che considerano uno dei luoghi più santi del mondo assieme alla Mecca e a Medina. Il luogo è stato anche teatro di provocazioni da parte di influenti politici israeliani, come nel 2000, quando una passeggiata dell’allora primo ministro Ariel Sharon e della sua scorta fece scoppiare la seconda Intifada.

Anche la sollevazione di questi giorni è partita da lì, quando la polizia israeliana ha fatto irruzione nella moschea al-Aqsa per sedare gli scontri scoppiati durante una manifestazione palestinese indetta per protestare contro l’intensificarsi del turismo religioso ebraico.

L’iniziativa francese, secondo Maisonnave, era stata presa per risolvere “uno stallo continuo nel processo di pace”. “Israele si oppone ad ogni mossa che non sia coordinata e avanzata senza la sua partecipazione in temi che riguardano i suoi vitali interessi”, ha ribadito il portavoce del ministero degli Esteri Emmanuel Nahson.

Intanto Tel Aviv ha annunciato di aver aperto un’inchiesta per identificare gli autori del linciaggio di un immigrato eritreo, scambiato per l’attentatore che ieri sera aveva ucciso un poliziotto e ne aveva feriti altri cinque a una fermata dell’autobus a Be’er Sheva. L’uomo, già ferito dalla polizia, era stato preso a calci e pugni dai passanti; è morto nella notte per le ferite riportate. Il vero autore dell’attacco è stato ucciso dalle forze dell’ordine. Il portavoce della polizia che ha annunciato l’apertura dell’inchiesta ha ricordato che il linciaggio è episodio della “massima gravità” e che a nessuno è concesso abbandonarsi alla violenza, per quanto alta sia la tensione.

Filippo M. Ragusa

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