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Isis: strage di Capodanno ad Istanbul

E’ firmata ancora dall’Isis l’ennesima strage che la notte di Capodanno ha fatto 39 vittime, di cui 24 stranieri, e 70  feriti tra i giovani che affollavano il ‘Reina’ nightclub di Istanbul.

Come riferisce SkyNews, l’Isis ha rivendicato in un comunicato (tramite la sua agenzia di stampa Amaq)  l’attentato dell’uomo, presumibilmente solo, che al grido di “Allah Akbar”  intorno all’1.30 locale (le 23.30 italiane) ha sparato oltre 180 colpi di kalashnikov. Oltre che in arabo, per la prima volta il comunicato di rivendicazione dell’Isis, è stato diffuso anche in lingua turca. Nel comunicato di rivendicazione, l’Isis definisce la Turchia, “serva della croce”. E poi, riferendosi al suo ruolo nel conflitto in Siria, avverte che “il governo di Ankara dovrebbe sapere che il sangue dei musulmani, uccisi dai suoi aerei e dalla sua artiglieria, provocherà un fuoco nella sua casa per volere di Dio” sostenendo che il killer ha agito “in risposta agli ordini” del leader dell’Isis,

Prosegue intanto la caccia all’uomo per catturare il killer, forse originario dell’Asia centrale, che si è dato alla fuga dopo l’attacco. Due quotidiani locali, Hurriyet e Karar, citando fonti anonime, sostengono che l’autore della strage potrebbe essere originario dell’Uzbekistan o Kyrgyzstan. Per la caccia all’uomo sono stati mobilitati migliaia di poliziotti in tutto il Paese. Intanto, si apprende che sono stati esplosi tra i 120 e 180 colpi all’interno del locale.

L’Isis ad Istanbul solo nel 2016 aveva colpito a gennaio, nel cuore antico della città, in piazza Sultanahmet, lasciando sull’asfalto 25 persone: 10 morti, di cui 8 tedeschi, e 15 feriti. Più grave ancora, il 29 giugno 2016, l’attentato all’aeroporto con 41 morti e 239 feriti.

Ad agosto, invece, un ragazzino di 12-13 anni era stato impegnato per compiere un attentato suicida a Kirkuk, nel Kurdistan iracheno. Le forze di sicurezza curde sono riuscite a fermarlo prima che l’esplosivo venisse fatto deflagrare. Poco prima un attentato aveva ferito tre persone di fronte a una moschea nel quartiere di Wasit. Nel mentre, un altro attentato suicida  a Gaziantep, al confine con la Siria, aveva fatto oltre 50 vittime, di cui 29 bambini, durante la festa per un matrimonio di Curdi.

Dopo il fallito colpo di Stato di luglio, il Paese della mezzaluna aveva forse vissuto la breve illusione che gli attacchi fossero finiti: ipotesi che si è tragicamente dissolta il 10 dicembre con l’attacco vicino allo stadio del Besiktas (38 morti e 170 feriti). A questo segue l’autobomba che il 17 dicembre davanti all’università di Erciyes a Kayseri, nella Turchia centrale, colpisce un mezzo dell’esercito uccidendo 13 soldati e una cinquantina di civili. Fino all’assassio dell’ambasciatore russo Andrej Karlov davanti alle telecamere da un agente di polizia turco di 22 anni.

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