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Istat: economia in ripresa, ma servono anni

Migliorano i conti pubblici italiani, aumenta la spesa per le famiglie. Secondo l’Istat, la ripresa economica non è più un miraggio. I dati diffusi oggi dall’Istituto di statistica, rilevano infatti che nel secondo trimestre l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è sceso di 0,2 punti rispetto a quello dello stesso periodo del 2014 e si attesta a 0,9%.

“Complessivamente – si legge nell’analisi sul conto economico delle pubbliche amministrazioni –  nei primi due trimestri del 2015 si è registrato un indebitamento netto pari al 3,2% del Pil (3,5% nel corrispondente periodo dell’anno precedente). Il saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi), nel secondo trimestre 2015, è risultato positivo per 17.029 milioni di euro” contro i 17.094 milioni del corrispondente trimestre del 2014.

In termini di incidenza sul Pil, “il saldo primario è stato positivo e pari all’1,2% del Pil”, mentre il saldo corrente “è risultato positivo per 11.862 milioni di euro, in miglioramento di 1.103 milioni rispetto al corrispondente trimestre dell’anno precedente”. L’incidenza sul Pil è stata del 2,9%, a fronte del 2,7% nel secondo trimestre del 2014.

In termini tendenziali, sono aumentate anche le uscite totali per lo 0,3%; la loro incidenza rispetto al Pil è del 49,2%, in flessione rispetto al 49,8% nel corrispondente trimestre dell’anno precedente. Le uscite correnti sono aumentate dello 0,4% (+0,9% al netto della spesa per interessi), mentre quelle in conto capitale sono diminuite dello 0,1%.

Cala, invece, la pressione fiscale che è stata pari al 43,2. E nello stesso periodo, si registra un aumento delle uscite totali, anche per le famiglie. Secondo gli analisti, infatti, “la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari all’8,7%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, ma in aumento di 0,5 punti percentuali nei confronti del secondo trimestre del 2014”.

Soprattutto, “il reddito disponibile delle famiglie consumatrici in valori correnti è aumentato dell’1,3% rispetto al corrispondente trimestre dell’anno precedente, mentre la spesa delle famiglie per consumi finali è aumentata dello 0,8%”.

Tenuto conto dell’andamento dell’inflazione il potere di acquisto delle famiglie consumatrici è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e del 1,1% rispetto al secondo trimestre del 2014.

Con il segno più anche i profitti delle società non finanziarie, la cui quota di profitto, misurata dal rapporto tra risultato lordo di gestione e valore aggiunto lordo ai prezzi base, è stata pari al 39,9%, con un aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Tale aumento, spiegano gli esperti “è stato determinato da una crescita del risultato lordo di gestione (0,6%) superiore a quella del valore aggiunto (0,3%). In termini tendenziali, la quota di profitto è diminuita di 0,1 punti percentuali, per effetto di una crescita del risultato lordo di gestione meno marcata di quella del valore aggiunto”.

“A dire che il segnale é finalmente positivo, dopo anni di segni meno, è anche l’Istat” ha commentato l’europarlamentare del Pd Pina Picierno. “Con le misure a sostegno del reddito del Governo Renzi e affiancate alla riduzione delle tasse come quella dell’imu – continua Picierno – sono certa che i risultati saranno ancora positivi e consentiranno all’Italia di ripartire e di continuare a crescere”.

Meno positiva la lettura del Codacons. Carlo Rienzi ha infatti parlato di un “miglioramento che appare ancora inadeguato, soprattutto se si considera la forte perdita di potere d’acquisto subita dalle famiglie italiane tra il 2008 e il 2014, pari al -12%”.

“Di questo passo, per tornare ai livelli pre-crisi, ci vorranno almeno 11 anni, considerato che negli ultimi 7 anni la capacità di spesa di ogni singola famiglia ha subito una contrazione media pari a -1.910 euro”.

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