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Istat: Pil +0,4% ma l’Italia dovrà lavorare anche sul debito

“Riviste al rialzo le stime per il 2017. L’Italia cresce più del previsto e l’impegno continua”, scrive su Twitter il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Il premier ha commentato così l’aumento dello 0,4% del Pil del primo trimestre. La variazione tendenziale, sottolinea l’Istat, è la più alta dal quarto trimestre del 2010. Il dato a sorpresa conferma l’ottimismo del Governo che aveva fissato l’obiettivo del 1,1%.

Soddisfatto anche l’ex premier Matteo Renzi che sottolinea come gli ultimi dati economici siano “figli degli anni di lavoro serio e rigoroso che abbiamo alle spalle. Ma io non sono soddisfatto perché so che non basta. L’unica strada è andare avanti, continuare ad abbassare le tasse, semplificando il sistema e incoraggiando gli imprenditori veri”.

Intanto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha scritto al vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis e al commissario Pierre Moscovici che l’aggiustamento strutturale per il 2018 è dello 0,3% del Pil. Il Governo si è infatti impegnato con l’Ue a ridurre il deficit (0,3% di Pil per anno) e a tenere sotto controllo il livello del debito. A contribuire a questo risultato, il valore aggiunto dell’agricoltura (4,2%) e quello dei servizi (0,6%), mentre si registra un andamento negativo per il valore aggiunto dell’industria (-0,3%). La crescita dei servizi è stata determinata da incrementi del valore aggiunto nel settore del credito, assicurazioni, attività immobiliari e servizi professionali (+0,8%), nel settore che raggruppa le attività del commercio, alberghi e pubblici esercizi, trasporti e comunicazioni (+0,6%) e negli altri servizi (+0,3%).

Nonostante i buoni auspici, per rientrare nelle attese dell’Unione europea, l’Italia dovrà lavorare ancora molto: il Pil infatti è aumentato dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dello 1,7% rispetto allo stesso trimestre del 2016. Facendo invece un confronto con alcuni Paesi, il prodotto interno lordo è aumentato in termini congiunturali dello 0,6% in Germania, dello 0,4% in Francia, dello 0,3% negli Stati Uniti e dello 0,2% nel Regno Unito.

Per quanto la crescita sia più alta delle attese, l’Italia rimane però indietro rispetto alla media dell’Eurozona: il Pil infatti è aumentato dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dello 1,7% rispetto allo stesso trimestre del 2016. Facendo invece un confronto con alcuni Paesi, il prodotto interno lordo è aumentato in termini congiunturali dello 0,6% in Germania, dello 0,4% in Francia, dello 0,3% negli Stati Uniti e dello 0,2% nel Regno Unito. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2,9% in Germania, del 2% negli Stati Uniti e nel Regno Unito e dell’1% in Francia.

Anche sul fronte del Pil pro capite l’Italia rimane indietro rispetto alla media Ue: secondo uno studio del Centro Studi Promotor nel 2016 quello dell’Italia è stato inferiore alla media dei paesi dell’Unione Europea del 3,72%. Un arretramento degli ultimi quindici anni perché nel 2001, cioè nell’anno che ha preceduto l’adozione dell’euro da parte dell’Italia, il nostro Pil pro capite superava quello medio dell’Unione Europea del 18,80%

 

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