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Italia. Quali scelte? Fermezza e nessuna ambiguità

Allah è grande….come grande e feroce è la guerra che i terroristi dell’Isis vogliono portare agli infedeli dentro e fuori i confini del Califfato. Il messagggio tremendo che viene da Place de la Repubblique gronda sangue e sapore di zolfo rancido. Dopo  le stragi di stanotte a Parigi, l’Europa e l’intero Occidente sono stati condannati a non dormire più sonni tranquilli. L’estensione dell’organizzazione, la qualità e la determinazione omicida degli attentori la dicono lunga su quello che dovranno aspettarsi governi e cittadini del Vecchio Continente, nei prossimi anni. La guerra santa del Califfato siriano iracheno di Al Baghdadi è molto di più di una parola d’ordine.

Con la strage di Charlie Hebdo, nel gennaio di quest’anno, c’era stato un tremendo ma limitato assaggio delle capacità militari dei terroristi. Con gli ultimi attentati, un micidiale mix di attentati suicidi allo stadio e squadre della morte che fucilano ostaggi inermi che assistono ad uno spettacolo musicale, il terrorismo ha fatto un salto di qualità che deve preoccupare così come deve preoccupare la strategia di questi fanatici per i prossimi obiettivi, tra cui, probabilmente, la stessa Italia.

Cosa non va assolutamente fatto? Assecondare, favorire il clima di paura e terrore che l’Isis intende trasferire, come un veleno silenzioso e soffocante nella vita quotidiana di tutti noi. Bene hanno fatto i parigini che stanotte, uscendo dallo stadio dove di svolgeva l’amichevole tra Francia e Germania hanno intonato la Marsigliese. La forza dell’Occidente è la libertà, la forza delle proprie tradizioni la voglia di vivere a dispetto di chi ha scelto la morte come parametro con cui confrontare idee, pensiero e civiltà.

Ma la difesa dei nostri valori e delle regole, costruite al costo di immensi sacrifici, non deve farci perdere di vista la doverosa necessità di difendersi. Ora l’Europa deve reagire. Con compostezza e tranquillità ma anche con  forza e determinazione. Dentro e fuori delle nostre case. Dentro e fuori dei confini nazionali accantonando rivalità ed interessi di parte. Aggredendo i fattori di squilibrio il più delle volte scatenato proprio dai paesi ricchi e opulenti che hanno visto, da sempre,  il Medio Oriente come un’area, dove scatenando o tutelando interessi e rivalità ideologiche, religiose e politiche, l’intero Occidente aveva comunque da guadagnarci. Una real politik egoista e miope, mal concepita e tremendamnete sbagliata, le cui conseguenze sono oggi sotto gli occhi di tutti.

Dunque, il problema del terrorismo non è mai stato e non sarà mai un problema tecnico-militare ma politico. Riprendere fisicamente aree e città in mano al Califfato non rappresenta un confine invalicabile. Questo lo sanno Obama e Putin che pure sono presenti in questa guerra non dichiarata. Lo sa la vecchia Europa che solo tre anni fa, grazie proprio allo scellerato interventismo franco-inglese, in funzione antitaliana,  decideva di scatenare l’avventura militare che avrebbe portato alla caduta del regime di Gheddafi aggravando il già pesantissimo bilancio politico militare dell’intera area del Golfo.

Come reagirà ora l’Occidente? Difficile dirlo. La paura di bloccare fenomeni epocali come le migrazioni da quelle terre disgraziate dilaniate dalla guerra rappresenta una zavorra che avrà un ruolo non da poco nel prossimo futuro. Anche in termini di scelte da parte dei governi. Ma la sicurezza degli stati europei reclama con forza sia la revisione del Trattato di Dublino che di quello di Schengen unitamente ad una granitica politica di sicurezza. Fatta di certezze e non di parole. La Merckel dovrà rinunciare alle aperture verso l’immigrazione. Gli inglesi accentueranno la stretta ormai in atto da anni. All’Est chi ha alzato muri non li abbatterà di certo e presto agli ungheresi, ai croati e agli sloveni si aggiungeranno altri Paesi preoccupati di importare insieme a disperati in cerca di pace anche guerriglieri in cerca di guerra.

E in Italia? La strage di ieri può rappresentare, per il nostro Paese, l’inizio di un periodo difficilissimo al quale si può rispondere solo con scelte coerenti intelligenti e condivise che trovi il giusto punto di equilibrio tra tolleranza e lotta al terrorismo senza tentennamenti nè ambiguità. Ne va della sicurezza di tutti.

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