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J’accuse di Fiorello: “Basta cronaca nera in tv”

Ore ed ore di trasmissione su uno schizzo di sangue e ricostruzioni digitali delle stragi più efferate. Descritte in tutti i loro inquietanti dettagli. Ma anche talk show interminabili che, con tono da chiacchiera da salotto, trasformano l’omicidio in uno spettacolo dove al centro non c’è più la vittima e la tragedia di una vita spezzata, ma l’assassino e le sue morbosità.

Su questo tema è recentemente intervenuto anche Fiorello, che si è scagliato contro queste devianze della televisione italiana.

Ieri, Rosario Fiorello aveva lanciato un appello video, diventato subito virale sui social, per dire basta “alla cronaca nera in tv a tutte le ore del giorno con schizzi di sangue e collegamenti dalle case dell’orrore”. Oggi il celebre showman e conduttore radiofonico rincara la dose, sottolineando ancora una volta la necessità di evitare di inserire, soprattutto in orari pomeridiani, quando davanti alla tivù vi sono soprattutto bambini ed anziani, immagini che “non fanno altro che spaventare e scatenare fenomeni di emulazione”. Possiamo dare torto a Fiorello?

I casi più recenti. L’ultimo è quello dei due coniugi Salvatore e Nunzia, massacrati nel Ferrarese martedì scorso a colpi d’ascia in testa dal loro figlio 16enne e da un amico di un anno più grande. Appena lo scorso maggio, Igor Diana, 28 anni, uccideva a bastonate e a colpi di coltello  i suoi genitori adottivi a Settimo San Pietro, in provincia di Cagliari. Prima di loro vi erano stati il trentenne Valerio Ullasci che sterminò la famiglia con un macete nel 2008; Guglielmo Gatti, condannato all’ergastolo per il duplice delitto degli zii nel 2005; i due amanti assassini Erika e Omar che misero fine alla vita della madre di lei, non risparmiando neanche il fratello più piccolo. Ed, ancora, Pietro Maso, che  attentò alla vita dei genitori per ben due volte prima di riuscirvi, nel 1991, aiutato da alcuni complici ai quali probabilmente aveva promesso una parte dell’eredità.

Quelli appena citati sono purtroppo solo alcuni dei casi italiani che negli anni sono diventati tristemente famosi, rimbalzando con regolare costanza su tv, giornali e radio. Non si può negare che nel momento in cui un caso di cronaca nera viene ripreso dai media, si tratti di un’aggressione con l’acido, di un femminicidio o dell’uccisione di un genitore, di un figlio o di altro parente, non passa molto tempo che ad una strage ne segua un’altra, a distanza ravvicinata e spesso molto simile nelle dinamiche.

Ma fino a che punto questi casi eclatanti, esaltati dal tritacarne dei media, provocano quello che Fiorello chiama “rischio di emulazione?” L’ultimo avvenimento citato dal conduttore è quello di  Gessica Notaro, 28 anni, di Rimini, sfregiata con l’acido dal suo ex compagno due giorni fa“E’ già la terza o quarta volta… credo che un po’ di spirito d’emulazione ci sia stato”, sottolinea lo showman.

Certo, in tutto ciò potrebbe anche influire la tendenza delle televisioni a cavalcare l’onda della notizia, scegliendo di dare maggiore visibilità ad episodi della stessa natura, pensando così di invogliare lo spettatore a vedere la trasmissione. Anzi, la scusa usata più di frequente da chi decide i palinsesti è che la televisione deve rispondere alle richieste di coloro che guardano, i quali, a onor del vero, molto spesso premiano in termini di ascolto proprio quelle trasmissioni che scandagliano ogni aspetto dell’orrore con precisione chirurgica, quasi ossessiva.

Ci sono telecamere in ospedale, davanti alle case a intervistare i parenti dei parenti e facendo diventare dei veri e propri protagonisti sia le vittime che i carnefici. I paesi teatro di quelle tragedie hanno perso la loro identità, ormai sono luoghi dell’orrore” continua Fiorello.

Ma sarà poi vero che le televisioni non solo non vogliono, ma anzi sono costrette a sacrificare sull’altare degli ascolti la qualità delle loro trasmissioni per dimezzare costi e ottenere guadagni (in termini di pubblicità) altrimenti impensabili? Sono molti gli esempi che potrebbero smentire questa tesi ma citeremo solo quello più recente: sabato 28 dicembre è andato in onda su Rai 1, ‘Stanotte a San Pietro’, programma in prima serata condotto da Alberto Angela sulle meraviglie della Basilica e dei Musei Vaticani, che ha tenuto incollati allo schermo ben sei milioni di telespettatori e ha toccato un picco di share del 25,4%. Segno inconfutabile che la qualità paga.

“Io non sono nessuno – ha tenuto a precisare Fiorello – e lavoro in tv quando ne ho l’opportunità. Non voglio criticare il lavoro degli altri o le scelte editoriali delle reti, ma vorrei porre uno spunto di riflessione. E’ possibile intervenire ed eliminare una volta per tutte questi casi dai rotocalchi? Nel pomeriggio una volta si faceva gossip, si sorrideva di Briatore o della Tatangelo… Parlate di libri, parlate di storia. Non potete ammorbare il pubblico per ore con dettagli di cronaca nera. 

Commentando l’articolo di Sebastiano Messina “Vite bruciate, scempi in tv: perché è il momento di dire basta”, Fiorello parla proprio da spettatore e ricorda com’è cambiata la tv del pomeriggio, che “non è più quello spazio che una volta era dedicato ai ragazzi. Ora stanno una settimana su una notizia scandagliandone tutti gli aspetti manco fosse un processo. Rinnovo il mio appello”.

Ma, allora, cosa dovrebbe fare la televisione? Ignorare in blocco i fatti di cronaca, per quanto efferati e violenti siano? Ovviamente no, ma c’è tempo e luogo per ogni cosa. “Di questi casi si occupino i tg e la magistratura e non i rotocalchi”, aveva infatti già chiarito il conduttore nel video appello di ieri.

“Quelli che decidono vedono che gli ascolti di queste cose funzionano e ‘glie danno dentro’ – conclude lo storico conduttore di Karaoke – Chi vuole delinquere guarda la tv, naviga in rete, trova facilmente indicazioni su come fare e compie altri delitti. Non faccio nomi di trasmissioni e di programmi, ma vi prego cambiate registro, datevi nuove regole”.

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