mullah krekar

Jihadisti: colpo alla rete europea, 17 arresti

La Procura di Roma ha ordinato l’arresto di diciassette persone in tutta Europa: sono sospettate di far parte di una rete terroristica internazionale legata a jihadisti curdi. Oltre all’Italia, l’operazione, coordinata da Eurojust, interessa Norvegia, Finlandia, Regno Unito, Germania e Svizzera. Il reato contestato a tutti è associazione con finalità di terrorismo internazionale.

L’organizzazione di cui sono accusati di far parte i diciassette, sedici curdi iracheni e un kosovaro, si chiama Rawti Shax e fa capo a un volto noto alle unità antiterrorismo di tutto il mondo, il mullah Krekar, nato Faraj Ahmad Najmuddin, anche lui originario del Kurdistan iracheno.

La rete progettava di colpire la Norvegia, come ritorsione per l’arresto del suo leader spirituale. Non sembra invece che fra i suoi obiettivi ci fosse l’Italia: “Non abbiamo tracce di attentati progettati in Italia – hanno detto il procuratore capo Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Giancarlo Capaldo – ma di operazioni a livello europeo”. Ma il ministro dell’Interno Angelino Alfano ricorda: “Non esiste nessun paese a rischio zero, l’Italia è esposta perché combatte il Califfato ed è contro il terrorismo internazionale”.

Ciononostante, la cellula sgominata dai ROS nel nostro Paese è stata definita “importantissima”: si occupava di reclutare miliziani, reperire armi e fondi, pianificare omicidi, rapimenti e attentati.

Il mullah Krekar era il capo di quel ramo del Movimento islamista del Kurdistan che nel 2001 partecipò alla fondazione di Ansar al-Islam, un’organizzazione salafita, che poi ha preso le armi contro l’invasione americana, confluita nell’ISIS nel 2014.

Scappato in Norvegia nel 1991, Krekar ha ottenuto lo status di rifugiato politico, e i suoi familiari anche la cittadinanza. Su di lui pendono varie richieste d’estradizione e dal 2003 un provvedimento d’espulsione, sospeso però a tempo indeterminato perché in Iraq rischia la pena di morte. Non si pensi che le autorità norvegesi non sappiano bene di chi si tratta: nel 2007 la Suprema Corte di Oslo lo ha inserito nella lista degli individui “pericolosi per la sicurezza nazionale”.

Krekar è in carcere dal 2012 per ripetute minacce di morte a diversi esponenti politici curdi e norvegesi. Ma anche da dietro le sbarre, sostengono gli inquirenti, “ha continuato a rappresentare la guida non solo ideologica dell’organizzazione, mantenendone anche la direzione strategica sulle questioni più importanti, quale la partecipazione al conflitto siriano o la decisione di allinearsi con ISIS”. Tutto questo grazie a internet, che “ha consentito agli indagati di annullare le distanze tra gli associati, residenti in diversi Paesi europei, permettendo loro di mantenere una forte coesione di gruppo, rafforzata dalla periodica e frequente partecipazione a chat virtuali, e di rimanere in contatto con la propria guida spirituale”.

Le autorità italiane hanno effettuato perquisizioni e arrestato sei persone, nelle province di Bolzano, Parma e Brescia; una settima è stata localizzata in Iraq. Abdul Rahman Nauroz, uno degli arrestati ritenuto “particolarmente attivo nell’attività di reclutamento”, avrebbe ospitato riunioni segrete in casa sua a Merano; Omar Sharauzi avrebbe gestito la compravendita clandestina delle armi e il trasferimento delle reclute, mentre Hama Mahmoud sarebbe stato l’amministratore della chat riservata alla propaganda e alla raccolta fondi.

Quattro arresti sono stati eseguiti in Gran Bretagna, tre in Norvegia. Le autorità svizzere hanno perquisito un uomo messo in stato d’arresto con finalità di estradizione, mentre ritengono che un secondo sospettato sia morto in combattimento in Siria. La stessa sorte, ma in Iraq, dovrebbe essere toccata a un esponente della cellula finlandese.

F.M.R.

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