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Jihadisti del Sinai dietro disastro Airbus russo

Il boato registrato dalle scatole nere a bordo dell’Airbus russo caduto in Sinai nelle scorse settimane sarebbe quello di una bomba: secondo l’agenzia Reuters, ora se ne sarebbero convinti anche gli investigatori egiziani. Le autorità però smentiscono tutto. “L’informazione è falsa”, risponde dal Cairo il ministero dell’Aviazione Civile, che si rifiuta di commentare soffiate anonime.

A progettare l’attentato sarebbe stato Abu Osama al-Masri, egiziano già noto all’antiterrorismo britannica: era uno dei comandanti di Ansar Bayt al-Maqdis, un gruppo jihadista attivo da anni in Sinai, e il leader dell’ala del movimento che poi si è proclamata “provincia del Sinai” dell’ISIS. A sostenerlo è il Sunday Times, che cita funzionari dei servizi segreti.

Il nome di Abu Osama era spuntato anche lo scorso luglio nelle indagini sull’attentato al consolato italiano al Cairo. Oltre al nome, però, della vita di Abu Osama si sa pochissimo: sconosciute le sue vere generalità, solo voci su tutti gli aspetti che non riguardano strettamente il terrorismo. È apparso in video pochissime volte, sempre con il viso oscurato, ed è abituato a far parlare i fatti: azioni terribili e spericolate, organizzate anche al Cairo alla luce del giorno, come nel caso dell’attentato al consolato, ma anche il tentato omicidio dell’ex ministro dell’Interno Muhammad Ibrahim e i sequestri di William Henderson e Tomislav Salopek, poi uccisi dai jihadisti.

Oggi il ministero dell’Interno egiziano ha annunciato la morte di Ashraf Ali Husayn al-Gharabli, un luogotenente di Abu Osama considerato l’architetto dell’attacco al consolato. Sarebbe rimasto ucciso a el-Marg, alla periferia della capitale, in uno scontro a fuoco con la polizia che stava provando ad arrestarlo.

Com’è noto, l’intelligence di sua Maestà è convinta che a bordo dell’aereo caduto in Sinai sia stata caricata una bomba con la complicità di un addetto ai bagagli dell’aeroporto di Sharm el-Sheikh. Nelle ultime ore si è ipotizzato che l’ordigno potesse essere stato nascosto in una bombola da sub.

Sul disastro, in cui hanno perso la vita 224 persone fra passeggeri e membri dell’equipaggio, stanno indagando anche i servizi segreti britannici, e i giornali di oltremanica pubblicano indiscrezioni su indiscrezioni.

Un’inchiesta dell’Independent on Sunday rivela negligenze e mancanze dei sistemi di sicurezza nello scalo di Sharm. Secondo quanto rivela un anonimo dipendente dell’aeroporto, l’anello debole della catena di controllo si troverebbe davanti ai monitor che passano le immagini delle telecamere di sorveglianza: “A volte accade che non ci sia proprio nessuno alle postazioni”. La stessa fonte svela che molte delle telecamere posizionate in aeroporto non sono in funzione: spesso gli apparecchi che si guastano non vengono riparati.

Il Sunday Telegraph riporta un’altra indiscrezione non confermata: la bomba sarebbe stata costruita da foreign fighters britannici andati a ingrossare le file dell’ISIS. A questa conclusione sarebbe arrivato il GHCQ – l’agenzia britannica che si occupa delle intercettazioni – ascoltando le manifestazioni di gioia per l’attentato pubblicate su internet dai militanti, e riconoscendo marcati accenti britannici.

Sull’altra sponda dell’Atlantico, l’FBI ha accettato di collaborare alle indagini condotte sul disastro dalla Russia. Gli specialisti americani verranno in aiuto agli inquirenti di Mosca soprattutto nell’analisi dei resti dell’aereo, che dopo l’esplosione in volo si sono sparsi su oltre venti chilometri quadrati di deserto. Alcuni pezzi dell’aereo sono stati trasportati in Russia.

La Russia, intanto, ha avviato un ponte aereo coordinato con Londra per riportare a casa le migliaia di turisti rimasti bloccati nelle strutture turistiche del Sinai a causa dei blocchi a singhiozzo imposti dalle autorità egiziane ai voli internazionali. Blocchi che non hanno impedito il rimpatrio dei primi italiani, arrivati ieri a Roma e Milano. I nostri connazionali sono apparsi sereni: turbati sì dalle notizie del disastro, ma non infastiditi dalla stretta sui controlli di sicurezza. Ai turisti in partenza, per esempio, è stato chiesto di riconoscere i propri bagagli al momento dell’imbarco nelle stive degli aerei.

F.M.R.

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