Cesare_Pavese

La Città eterna, per Pavese era amore e odio

Prosegue la rassegna Pagine di Roma – Gli scrittori italiani del Novecento e la Città eterna. Domani il secondo incontro. 

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Marco Onofrio

Appuntamento, giovedì 12 dicembre 2013, ore 17, con il secondo incontro del ciclo di conferenze Pagine di Roma. Gli scrittori italiani del Novecento e la Città Eterna, ospitato dalla Biblioteca Vallicelliana di Roma e dedicato a Cesare Pavese. Ce ne parla il curatore della rassegna, Marco Onofrio (nella foto), scrittore, poeta, saggista nonché direttore editoriale della EdiLet.

Come nasce il progetto di questa serie di conferenze aventi come tema il rapporto fra Roma e gli scrittori italiani del Novecento?

 “Roma era la tappa privilegiata dei viaggi di intellettuali e artisti dell’Ottocento: sono stati tantissimi gli scrittori che, una volta arrivati a Roma, se ne sono lasciati influenzare. La mia ricerca si focalizza principalmente sugli scrittori italiani del Novecento. Si tratta di un progetto che sto portando avanti da molto tempo, attraverso articoli e saggi. Ho così pensato di proporre alla Biblioteca Vallicelliana un ciclo di quattro conferenze, ciascuna incentrata su un autore diverso: Ungaretti, Pavese, Caproni, Pirandello. Con «Pagine di Roma» prende forma un dialogo ideale che rende coinvolgente sia lo studio della letteratura sia l’interpretazione della nostra città attraverso lo sguardo di scrittori eterogenei”.

Cesare Pavese e Roma…

“Il secondo incontro sarà dedicato a Cesare Pavese. Essendo profondamente radicato nella dimensione torinese, Pavese, giunto a Roma per seguire le vicende della Einaudi di cui a un certo punto diventa direttore editoriale, entra in contatto con una realtà completamente difforme dalla sua precedente idea di città. Instaura con Roma un rapporto ambivalente di amore e odio, in quanto da un lato non vi si integra mai del tutto a causa della sua personalità seria, rigorosa, taciturna e sobria – in netto contrasto con un ambiente dispersivo come quello romano –, dall’altro ne è profondamente attratto perché vi riscontra il contraltare solare della plumbea Torino”.

Lei ha evidenziato come ai primi del Novecento Roma fosse percorsa da un acceso fermento culturale. Come le sembra la Roma di oggi?

“Mi sembra totalmente estranea a quel fermento. Credo innanzitutto che sia stata depressa da alcuni anni di amministrazione che non hanno dato il giusto spazio alla cultura, che non hanno saputo scorgere in essa uno strumento fondamentale, oltre che di crescita civile, anche di indotto economico. Non si è capito  che investire sulla cultura significa, proprio per le caratteristiche peculiari dell’Italia, porre le condizioni per uno sviluppo reale del nostro Paese. A livello culturale, invece, riscontro nella scena romana una certa tendenza all’isolamento: vi sono piccoli cenacoli che, pur osteggiandosi a vicenda, non portano un contributo reale al dibattito, come invece avveniva nei primi decenni del Novecento. Mancano dei maestri riconosciuti, prevale un forte egocentrismo di figure che portano avanti le loro dinamiche attraverso atteggiamenti opportunistici di basso livello. Ritengo tuttavia che questo sia conseguenza del generale livellamento di tutta la cultura contemporanea”.

La Edilazio si è da sempre radicata culturalmente nel territorio romano. Da cosa deriva questa scelta?

È una scelta compiuta dal fondatore della casa editrice, Willy Pocino che, dopo una fase iniziale improntata alla scrittura creativa, si è orientato verso la ricerca storica e in particolar modo, essendo lui di adozione ciociara, ha sviluppato una grande attenzione verso le realtà prima laziali e poi romane. Trasferitosi a Roma, ha frequentato le biblioteche più importanti per approfondire i suoi interessi: uno studio lungo e accurato che si è riversato successivamente in conferenze, articoli, collaborazioni e libri. In seguito, all’interno dell’alveo della rivista Lazio ieri e oggi fondata nel 1965, ha dato vita alla Edilazio. Nel 2007 nasce EdiLet, il settore letterario della casa editrice, per dare spazio ad un altro tipo di pubblicazioni che esulassero dall’ambito strettamente romano (gli autori pubblicati rivendicano provenienze eterogenee), ampliando così il bacino di autori e lettori e permettendo alla Edilazio un’ulteriore evoluzione”.

 

«Pagine di Roma». Gli scrittori italiani del Novecento e la Città Eterna

Giovedì 12 dicembre 2013, ore17.

Biblioteca Vallicelliana – Piazza della Chiesa Nuova 18, Roma

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