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La Corea alza la voce con gli USA: “Reagiremo”

La Corea del nord minaccia contromisure all’invio di navi militari USA nei mari che la circondano. Una mossa “oltraggiosa”, dice il ministro degli Esteri del governo di Kim Jong-un, che avrà “conseguenze catastrofiche”.

Se gli americani si spingeranno fino all’azione militare, con un “attacco preventivo”, la Corea del nord è pronta a “reagire a ogni tipo di guerra desiderato dagli USA”. Continua così il messaggio del ministro rilanciato dalla KCNA, l’agenzia di stampa ufficiale del regime di Kim.

Pyongyang aveva già fatto capire a Washington di aver afferrato il messaggio implicito contenuto nell’attacco alla base aerea siriana della settimana scorsa, ma non si era mostrata per nulla scossa dalla dimostrazione di forza USA, arrivata mentre il presidente cinese Xi Jinping – l’unico alleato della Corea del nord – era ospite di Donald Trump. Anzi: la KCNA aveva lanciato una nota ufficiale in cui il ministro degli Esteri condannava l’attacco e lo considerava una conferma della “validità” della decisione di accelerare lo sviluppo di armi nucleari.

Le forze armate di Kim continuano a testare nuovi missili: l’ultimo esperimento è stato segnalato mercoledì scorso. Ignorando le pressioni che USA e Corea del sud provano a esercitare attraverso i canali diplomatici la Cina. Il che ha convinto Washington a rendere la pressione più tangibile dirottando la Carl Vinson verso la Corea.

La mossa si è resa “necessaria”, secondo un funzionario di Washington interpellato dalla CNN, visto l’atteggiamento di Pyongyang negli ultimi mesi. Nel giro di due giorni, tra gli scorsi 11 e 13 febbraio, il regime di Kim ha prima testato nel Mare del Giappone il Pukguksong-2, un nuovo missile a medio raggio (ha un’autonomia stimata fra 1200 e 3000 km, sufficiente per arrivare a Tokyo) compatibile con testate nucleari; poi ha fatto uccidere a Kuala Lumpur Kim Jong-nam, fratellastro del leader, dimostrando di saper colpire – e di voler colpire – anche obiettivi di prima grandezza e anche fuori dai propri confini.

La Vinson è una portaerei classe Nimitz a propulsione nucleare, accompagnata da una scorta di cacciatorpediniere Aegis. È nel Pacifico da febbraio: ha partecipato prima ad attività di routine e addestramento nel Mare delle Filippine, poi ad azioni congiunte con la marina di Seul. Secondo i vecchi piani si sarebbe dovuta dirigere verso l’Australia, ma ha ricevuto nuovi ordini di abbandonare Singapore e puntare di nuovo a nord.

Rex Tillerson, il segretario di Stato USA, l’aveva detto: la pazienza strategica è finita, e sul tavolo c’è anche l’opzione militare, anche se decapitare il regime di Kim – ha precisato Tillerson nella sua ultima intervista alla ABC – non fa parte degli obiettivi degli USA. Intanto il presidente Trump ha concordato con il premier giapponese, Shinzo Abe, di impegnarsi a collaborare contro la “minaccia posta dalla Corea del nord”.

F.M.R.

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