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Lampedusa, un tuffo tra sentimenti ed emozioni

La “porta dell’Africa” ti stringe il cuore quando non sai come ricambiare l’affetto e la generosità dei suoi abitanti. E il mare azzurro inventa il mito delle barche volanti.

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“M’illumino d’immenso”. Non riesco a trovare niente di meglio delle parole di Giuseppe Ungaretti per descrivere il sentimento che mi assale solo al pensiero dell’isola di Lampedusa. Uno scoglio di 20 chilometri . Sperduto in mezzo al Mediterraneo, molto più vicino all’Africa che all’Italia ma che, malgrado tutto, rimane terribilmente avvinghiato alla nostra terra, alle nostre radici, alle nostre tradizioni.

Un monologo scritto da una tredicenne lampedusana fa riflettere sulla Lampedusa della gente comune, quella che resta quando si spengono le luci della ribalta e quando cielo e mare cominciano a ruggire e la fanno da padroni.

“‘St’isola è a me terra, ‘na terra fatta di mare, di sule, di vento e di cristiane vere. O’ Scià….ma che significa O’ Scià?.. Sciauro,(respiro) ‘mpedusa tu si u me sciauro. Aria ca ti trase dintra e pulmuna, ca ti fa battere u core, ca ti duna a vita… Ca c’è a Porta d’Europa, ‘na funte di speranza, ma pi cu? Pi tutte i clandestine pirchì i vanno a pgghinu ‘mmenso o mare i portuno o centro: vivire, manciare, robbe e nu tettu”.

Questa è Lampedusa vera, quella che ti fa stringere il cuore quando non sai come ricambiare l’affetto della gente che ti accoglie a braccia aperte senza chiederti mai da dove vieni, chi sei, cosa fai.

Gente nobile e dignitosa, che si adatta alle tue esigenze ma che non si piega mai a rinnegare le tradizioni dei suoi padri e dei suoi nonni. Gente pronta ad aprire le sue case per dividere con te quel poco che possiede senza pretendere nulla in cambio, gente che pretende rispetto sapendo di dare molto di più di quanto riceva.

Solo questo basterebbe per visitare questo paradiso terrestre. Ma c’è di più, molto di più.

Posta a ridosso del trentacinquesimo parallelo, dista circa 165 chilometri dalle coste africane e 200 da quelle siciliane. Dotata di un clima mediterraneo con caratteri di transizione al desertico, Lampedusa annovera tra i suoi paesaggi tre ambienti principali: steppa, prateria e gariga.

La riserva naturale gestita da Legambiente si estende per 400 ettari lungo la costa sud. Sito di interesse comunitario per la presenza di animali, vegetali e habitat rari o minacciati di estinzione. Su tutti citiamo, in particolare, la riserva per la riproduzione delle tartarughe caretta-caretta nell’Isola dei Conigli, considerata da un recente sondaggio mondiale di Trip Advisor la spiaggia più bella del mondo.

Cala Calandra e Cala Creta, rifugi ideali quando il maestrale soffia più forte. Cala Pisana, la spiaggia dei bimbi, riparata e pulita, rifugio ideale dallo scirocco. Cala Francese, la Guitgia, la spiaggia delle famiglie, circondata da negozi, bar e ristoranti. Cala Madonna, scavata tra due rocce, Cala Greca, Cala Stretta, Cala Galera, Cala Pulcino, da raggiungere dopo una passeggiata di circa 30 minuti tra boschi e rocce calcaree, la Tabaccara, con il suo mare tanto turchese e limpido da aver dato origine alla leggenda delle “barche volanti” che, viste dall’alto, appaiono sospese nel nulla.

Quando  la luce del  giorno ci lascia e il mare ci riempie gli occhi, il cuore e l’anima con il suo “sciatu”, ci prepariamo per la notte lampedusana, ricca di luci, di suoni, di colori, di profumi e di sapori. Passeggio lungo il corso principale, trasformato in zona pedonale, attratto da un’atmosfera di festa e di familiarità palpabile, comune tra gli altri abitanti ed i turisti dell’isola.

Siedo in uno dei tanti tavolini dei bar, degustando prodotti tipici siciliani di insuperabile bontà. In lontananza, su un palco creato in fondo al corso, con alle spalle un incantevole scorcio del porto, sento la voce dolce di Claudio Baglioni che con il suo spettacolo O Scià contribuisce ogni anno a far amare Lampedusa.

Inevitabilmente, la mia passeggiata finisce al Bar dell’Amicizia di don Pino, dove si possono assaggiare i migliori cannoli del mondo. È proprio con una poesia scritta dal compianto don Pino che voglio finire il racconto di questo angolo di paradiso:

”.. come una freccia nel centro del bersaglio sei immersa nel mio cuor.  ‘Mpedusa Io ti adoro e ne moro”.

 

Qui un link utile con tante informazioni pratiche.

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