Nell’atelier di Rebibbia si ‘ricuciono’ i rapporti con il mondo

Ricucire i rapporti con il mondo esterno dal quale si è rimasti isolati dopo aver commesso un reato punibile con una pena detentiva. Anche a questo, oltre che a dare una formazione professionale, serve l’iniziativa ‘Ricuciamo’ indirizzata alle detenute del carcere romano di Rebibbia.  Il progetto è promosso dal dipartimento delle Politiche sociali di Roma Capitale e prevede la formazione di 30 detenute attraverso un corso professionale tenuto da docenti dell’accademia Altieri, da 39 anni punto di riferimento per chi ha deciso di specializzarsi nei vari settori dell’artigianato creativo.

Secondo i dati del ministero della Giustizia i detenuti che non partecipano ad alcun programma di reinserimento, una volta usciti dal carcere, hanno il 70 per cento di possibilità di reiterare in atti criminosi. Diversamente, chi ha potuto avvicinarsi alla società attraverso un impiego o comunque con un lavoro socialmente utile, soprattutto esterno, ha solo due probabilità su dieci di sbagliare ancora.

Questo il motivo del progetto che ha preso il via a Rebibbia, che vede all’interno della sezione femminile un laboratorio sartoriale stabile attrezzato di tutto punto con con trenta macchine da cucire e ricamatrici. Il corso dura nove mesi, prevede due incontri la settimana, ciascuno della durata di tre ore, per un totale di 228 ore complessive di formazione. Il tirocinio, suddiviso in sei moduli, farà acquisire competenze e professionalità nei vari settori della moda femminile: dal prendere le misure al taglio del tessuto, alla conoscenza dei macchinari da utilizzare per abiti sartoriali, alla merceologia tessile, all’esecuzione del ricamo a mano, alla pittura su stoffa e tessuti fino alle basi modellistiche per la creazione di un abito e il suo confezionamento.

Il lavoro di sartoria è per eccellenza l’attività artigianale che maggiormente crea entusiasmo: le attività manuali infatti rappresentano nella nostra cultura un passaggio, di generazione in generazione, di tradizioni importanti in cui le donne sono sempre state le protagoniste.  Al termine del percorso verrà realizzata una linea di abiti e accessori prét-à-porter che sarà venduta attraverso esposizioni in mostre mercato con il coinvolgimento diretto delle partecipanti al laboratorio e attraverso la creazione di un sito internet dedicato, e tramite la formula del conto vendita. Il ricavato verrà in parte utilizzato per la retribuzione delle detenute, in parte reinvestito nel progetto. La collezione di abiti sarà presentata all’interno di un evento-sfilata, costruito per l’occasione dalle associazioni che presentano il progetto e dall’accademia Altieri, e sarà inserita all’interno della manifestazione AltaRomaAltaModa, la fashion week capitolina con due appuntamenti annuali.

L’iniziativa che ha preso l’avvio nel carcere romano ha una valenza particolare perché non è soltanto utile a dare formazione professionale e sviluppare capacità creative. Serve soprattutto a  non perdere fiducia nelle proprie capacità, nella possibilità di riscattarsi ed  evitare in questo modo l’emarginazione nella società, una volta terminata la pena,  e la possibilità di tornare a delinquere.

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