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Laureato senza lavoro tenta il suicidio. Il dramma dei tanti giovani scoraggiati e disillusi

Ventisette anni, laureato e disoccupato. Solo  uno tra i tanti giovani che vedono sfumare giorno dopo giorno la possibilità di una svolta in positivo ad una vita che manca delle cose principali: del lavoro, innanzitutto, delle risorse economiche necessarie a mettere su  famiglia. A volte anche della dignità, come conseguenza estrema di tutto questo.

C’è chi non vedendo un domani diverso si lascia sopraffare dallo scoramento e in un momento meno lucido mette in atto il tentativo di risolvere definitivamente i propri problemi con un gesto estremo. Oggi è successo ad Arce, in provincia di Frosinone, dove un giovane di 27 anni laureato e disoccupato, appunto, si è gettato  dal balcone di casa da una altezza di circa tre metri rimanendo ferito alla colonna vertebrale. Lo ha fatto questa mattina poco dopo le 7. Soccorso dai carabinieri, i primi ad arrivare sul posto, che lo hanno trovato cosciente e affidato alle cure degli operatori del 118, è stato trasferito  in eliambulanza all’ Umberto I di Roma. Dagli investigatori si sa che il giovane viveva uno stato depressivo causato, probabilmente, anche dalla difficoltà nel trovare una occupazione.

Gesti come questo del giovane di Arce devono metterci in allarme perché – come osserva l’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico –  le difficoltà di ingresso nel mondo del lavoro renderanno i giovani sempre più ”difficili da recuperare perché scoraggiati, disillusi” non avendo “ investito nel loro capitale umano” e mancando “dell’esperienza che solo il lavoro può dare”.

Ma non è tutto. C’è anche il cosiddetto ‘scarring effect’, l’effetto cicatrice che ha bisogno di attenzione: chi è entrato tardi e con fatica nel mondo del  lavoro ”avrà una possibilità di essere occupato inferiore e un salario più basso, rispetto a persone con le stesse competenze e nella  stessa fascia di età che sono però entrate in un momento differente”, osserva sempre l’Ocse.  A ciò va aggiunto anche l’effetto sulle pensioni future: l’ Italia, come diversi altri Paesi, è passata a un sistema contributivo. Di conseguenza, chi comincia a versare contributi avrà una pensione più bassa, e sarà quindi più esposto al rischio di povertà.

Dall’esame dei dati di fine 2012 sui quali si basa il ‘Piano d’azione sul lavoro’, presentato oggi dall’Ocse, l’Italia è quarta tra i Paesi Ocse per percentuale di disoccupati tra i giovani under 25, con un tasso che sfiora il 39%. Davanti all’Italia solo Grecia e Spagna, che superano ormai il 50%, e il Portogallo, che si attesta al 40%. La disoccupazione di lungo periodo è considerevolmente aumentata tra i giovani dal 2007, dato che oltre un giovane su cinque tra 15 e 24 anni oggi è senza lavoro da almeno un anno.

La sfida da cogliere, e lo deve fare il governo, sta nell’offrire a questi giovani che hanno rinunciato –  e che ”sono anche difficili da contattare” perché  ”non cercando più non vanno neanche alle agenzie del lavoro”, come osserva Stefano Scarpetta, direttore della divisione lavoro Ocse –  “nuove opportunità e soprattutto nuova motivazione”.

Che lo debbano fare le istituzioni, lo conferma il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, intervistato dal direttore del Tg5 Clemente Mimun:  ”Certamente non bastano le assicurazioni – dice – Si deve innanzitutto garantire la massima attenzione da parte delle Istituzioni, Governo, Parlamento e anche Regioni ed Enti locali,-  per la condizione dei giovani che rischia davvero di essere molto critica”. Per loro ” sarebbe importante sapere che il governo sta facendo qualcosa, e offre loro qualcosa di concreto”.

Napolitano sul tema del lavoro, nel ribadire la richiesta di massima attenzione sulla condizione dei giovani, annota che la crisi è tale da rendere ininfluente anche la pratica della raccomandazione e chiede di seguire la Francia sui ‘contratti di generazione’. “E’ comunque da seguire con grande serietà l’esperienza che si sta facendo in Francia, dove anche il Presidente Hollande ne ha parlato di recente: si dà rilievo ai cosiddetti contratti di generazione – ha detto il nostro Presidente –  il passaggio del testimone da un anziano a un giovane nei luoghi di lavoro. Vedremo se ci sono le condizioni per fare qualcosa di simile anche in Italia, lo vedrà il governo”.

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