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Le foreste africane minacciate dal cioccolato

Se non è tutto oro quello che luccica, non tutto ciò che è buono fa bene. Se non altro, non fa bene in senso unilaterale. Prendiamo infatti il cioccolato, con i suoi antiossidanti naturali che ci aiutano a mantenere la salute in quanto limitano gli effetti negativi associati ad elevati livelli plasmatici di colesterolo, l’ipertensione, infiammazione sistemica e irrigidimento delle pareti vascolari.

La domanda sempre più elevata di cioccolato sta distruggendo i polmoni verdi africani, le foreste pluviali della parte occidentale sono sempre più minacciate dall’industria del cioccolato. La produzione dell’alimento derivato dai semi dell’albero di cacao sta causando una massiccia deforestazione in Paesi come il Ghana e la Costa d’Avorio, dove gli arbusti vengono spazzati via per far posto a coltivazioni illegali di cacao.

A lanciare l’allarme è l’organizzazione ambientalista Mighty Earth, che pubblica il rapporto “Chocolate’s Dark Secret”. Stando all’indagine, “una grande quantità di cacao usato nel cioccolato prodotto da grandi industrie dolciarie – tra cui Mars, Nestlé, Hershey’s, Godiva – è stato coltivato illegalmente in parchi nazionali e altre aree protette del Ghana e della Costa d’Avorio, i due più grandi produttori mondiali di cacao”. In alcuni parchi nazionali, denunciano gli ambientalisti, oltre il 90% dei terreni è stato convertito in piantagioni di cacao. “Solo il 4% della Costa d’Avorio rimane densamente coperto da foreste, e l’approccio ‘laissez faire’ delle compagnie del cioccolato ha portato a una vasta deforestazione anche in Ghana”. L’impatto negativo è anche sugli animali. In Costa d’Avorio, si evidenzia nell’indagine, la deforestazione ha ristretto l’habitat degli scimpanzé a piccole aree, mentre la popolazione di elefanti si è ridotta ad appena 200-400 esemplari.

Il quotidiano inglese The Guardian ha condotto un’inchiesta secondo la quale il consumo di cacao sta aumentando esponenzialmente: e così, per rispondere alla crescente domanda, dietro le più grandi multinazionali del settore si cela la produzione illegale di chicchi coltivati in aree protette della Costa d’Avorio. Un commercio selvaggio che ha ridotto a un decimo quello che era il territorio occupato dai parchi nazionali nel 1960. Il raccolto, stando a quanto riporta il giornale, viene poi mischiato a quello legale per rendere impossibile scoprire la provenienza.

Un’emergenza che le principali aziende non hanno completamente smentito, ammettendo di stare lavorando a una produzione sostenibile che non provochi impatti sull’ecosistema.

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