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Lecce, cos’è il gasdotto Tap e perché si protesta

I manifestanti lanciavano sassi, la polizia rispondeva a manganellate. Spintoni, svenimenti e otto feriti lievi: è questo il bilancio della protesta di ieri davanti ai cancelli del cantiere Tap (Trans Adriatic Pipeline) di Melendugno, in Salento. Qui, trecento attivisti si sono scontrati con le forze dell’ordine contro l’espianto di circa 200 ulivi che impedivano il passaggio del gasdotto che porterà il gas dall’Azerbaijan al nostro Paese. Il Tap è solo uno degli tanti progetti energetici che costituiscono il cosiddetto “corridoio meridionale”.

E’ una giornata triste per la democrazia”, ha commentato il sindaco di Melendugno, Marco Potì. “Quando sono avvenute le cariche sono stato allontanato insieme a sei sindaci con la fascia, a consiglieri regionali, a donne e bambini: il capo di una società privata ha chiesto e ottenuto la protezione dello Stato italiano per fare la sua attività e lo Stato italiano ha inteso assecondarlo malgrado il parere negativo di istituzioni e cittadini”.

Che cos’è il Trans Adriatic Pipeline. Il Tap è un enorme progetto energetico, finanziato dalle più importanti compagnie del settore come Socar, Snam, Bp, Fluxys, Enagßs e Axpo. Lungo 878 km di cui circa 100 nel Mar Adriatico, il gasdotto attraversa tre Paesi (Grecia, Albania e Italia). La condotta sottomarina che attraverserà le acque territoriali italiane misurerà circa 25 chilometri, mentre il tratto sulla terraferma del tracciato del gasdotto sarà di 8,2 chilometri fino al terminale di ricezione.

Il condotto costituirà, secondo le aspettative del Governo ma anche della commissione Ue, il collegamento più diretto e quindi più economico, per far arrivare le risorse energetiche dall’area del mar Caspio ai mercati europei.

Un ulteriore mezzo, precisava il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, “per rafforzare il rapporto con l’Azerbaijan in settori fondamentali per i due Paesi, prima tra tutti quello energetico”. 

A metà marzo di quest’anno il ministero dell’Ambiente aveva risposto alla nota del dipartimento Mobilità e ambiente della Regione Puglia, affermando che il Tap aveva conseguito tutte le autorizzazioni del caso e che quindi si sarebbe potuto procedere ai lavori, il cui completamento è ad oggi previsto entro il 31 dicembre 2020.

La protesta. La tensione tra Stato, Regione Puglia e il comune di Melendugno era quindi iniziata già dai giorni scorsi. Ieri, il Consiglio di Stato aveva bocciato il ricorso di Regione e comune contro la collocazione territoriale scelta per il passaggio del gasdotto, provocando una nuova e più violenta ondata di proteste.

Ciò che per cui i manifestanti si battono, ha precisato il governatore della Puglia Michele Emiliano non è per sospendere la costruzione della Tap ma “per una sua diversa localizzazione”, più a nord, precisamente “nell’area del comune di Squinzano, che ha dato il suo consenso, evitando di impegnare una delle più belle spiagge dell’Adriatico pugliese”. Emiliano ha poi annunciato la volontà della Regione di impugnare la sentenza del Ministero dell’Ambiente che ha dato ufficialmente il via alle attività preparatorie e alla effettiva fase di inizio dei lavori dell’approdo.

Ad Emiliano rispondeva però il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti: “La commissione Via, organismo di valutazione indipendente dal ministero e da ogni indirizzo politico – precisava il ministro – ha prima valutato per mesi con il massimo rigore scientifico e poi dato parere favorevole con prescrizioni al progetto Tap: ciò significa che questo, ottemperate le prescrizioni della Via , rispetta in pieno le normative a tutela dell’ambiente”.

Intanto gli ulivi, il cui lavoro di espianto è continuato anche durante gli scontri di ieri, saranno destinati al sito di stoccaggio “Masseria del Capitano” in attesa di un successivo reimpianto.

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