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Legge elettorale: bocciata, testo ritirato

“Non ho intenzione di portare avanti un testo che il Pd non approva, perché non sono un incosciente”. Ieri sera la bocciatura da parte di Pd, Lega, Ala, Svp e DirIt, al testo base presentato da Andrea Mazziotti che in qualità di relatore ha deciso di ritirarlo.

Riforma elettorale in panne, grazie anche all’ostruzionismo del Pd sul quale pesano i  veleni del caso Consip che si aggiungono alla difficoltà oggettiva di un accordo sulla riforma elettorale. Con il risultato di un irrigidimento delle posizioni che rende un compromesso al momento quasi impossibile.

Ora è Matteo Renzi a lanciarsi in una nuova sfida: stavolta tenterà di convincere il Parlamento a votargli la legge elettorale che il Pd metterà oggi nero su bianco dopo aver fatto piazza pulita, ieri sera nella Commissione Affari costituzionali alla Camera, del testo base discusso fin qui. La proposta renziana è nota solo per sommi capi: un po’ ricalca il sistema tedesco e un po’ il Mattarellum. Ha però un effetto politico: quello di far partire il gioco del cerino. Nel senso che il partito di Renzi, dopo mesi di attesa, mette finalmente il suo testo sul tavolo e lascia agli altri partiti l’onere di affossarlo. La proposta renziana è nota solo per sommi capi. Grillini e berlusconiani, che sono contrarissimi, l’hanno già spregiativamente battezzata «Verdinellum». Prevede che la metà dei deputati e dei senatori venga eletta in tanti piccoli collegi dove vince chi arriva primo. L’altra metà dei seggi verrebbe assegnata invece con un criterio rigidamente proporzionale, a patto di superare il 5 per cento. Quando verrà tolto il velo dalla proposta, scopriremo dell’altro. Per esempio, se nella quota proporzionale ci saranno le preferenze, o invece si tornerà (come nel «Porcellum») alle liste dei «nominati»: per quanto sembrino dettagli, si tratta di decisioni che possono cambiare il costume politico. Scopriremo pure se sarà possibile raccogliere le firme delle liste e dei candidati per via telematica, come desiderano i Radicali Italiani, e pure questo conta perché sarebbe un grande incentivo ai referendum e alle leggi di iniziativa popolare.

L’obiettivo di portare la legge elettorale in Aula il 29 maggio diventa ora più problematico visti i tempi stretti. “Se avessimo adottato il testo Mazziotti – ha osservato oggi Alfredo D’Attorre (Mdp) parlando con Fiano e i giornalisti alla Camera – i tempi sarebbero stati stretti, così diventano strettissimi. Il Pd ci ha bloccato per 4 mesi con il suo congresso, non può pretendere che ora si voti allo schiocco di dita di Renzi”. Ma il segretario Dem ritiene invece esattamente il contrario e cioè che siano i piccoli a voler frenare, cosa che, ha detto in una riunione, “sarebbe uno sgarbo al Presidente Mattarella”.

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