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Legge stabilità, Renzi: “Ue non ha voce in capitolo”

Bruxelles non ha nessun titolo per intervenire nel merito delle misure” adottate dal governo con la legge di stabilità.  Così, ai microfoni di Radio24, il presidente del Consiglio Matteo Renzi difende la manovra presentata ieri al termine del Cdm. “Bruxelles non è il nostro maestro”, ha aggiunto ribadendo che “la subalternità italiana in questi anni è stata particolarmente sviluppata nei confronti dei burocrati di Bruxelles”. E anzi, nell’attesa che l’Ue si esprima in merito alla convergenza della manovra con il patto di stabilità, valutazione che arriverà entro fine novembre, Renzi  rincara la dose: “Bruxelles è una istituzione a cui diamo 20 miliardi di euro ogni anno e ne prendiamo indietro 11. Ogni anno, quindi, diamo 9 miliardi all’Ue. Non ci può dire quali tasse tagliare. Se Bruxelles ti boccia la legge di Stabilità tu gliela restituisci tale e quale e fa uno pari”.

La replica della Ue non si è fatta attendere troppo, ed è arrivata per bocca della portavoce dei commissari economici Moscovici e Dombrovskis, che rispondendo a chi chiedeva se la Commissione abbia una base legale per intervenire nelle scelte economiche dei Paesi membri ha ricordato che “gli Stati hanno firmato il Six pack, il Two pack, il Patto di stabilità e crescita e tutto è parte del Semestre Ue”. In ogni caso, e nell’attesa di una presa di posizione ufficiale da parte dei vertici di Bruxelles, l’Italia con il segno più continua a fare parlare di sè, soprattutto quanto a riduzione delle tasse. Lo stesso Renzi è tornato sul taglio delle imposte ricordando che queste “non sono, come diceva qualcuno, ‘una cosa bellissima’: è necessario ridurle”. ”In un momento in cui l’Italia riparte e dovrebbe essere bella tosta, gagliarda, intervengono i benaltristi: per vent’anni hanno detto ‘abbassiamo le tasse’ e poi le alzavano. Adesso che le abbassiamo davvero, dicono che loro le avrebbero abbassate in un altro modo o che non ci sono le coperture”.
Lo stesso Renzi, ad esempio, ricorda che l’abolizione della Tasi sulla prima casa non comporterà “aumenti di altre imposte” causate da tasse locali.
Non sono solo i carichi fiscali sugli immobili a calare: tra i propositi annunciati, la riduzione del canone Rai, inserito in bolletta e in calo da 113 euro a 100 e poi a 95; vengono disinnescate poi le clausole di salvaguardia, che pesano per 17 miliardi e che avrebbero fatto aumentare l’Iva, le accise sui carburanti e tagliato linearmente le agevolazioni fiscali.
La manovra è finanziata grazie alle misure per facilitare il rientro dei capitali, quasi 3,4 miliardi nel biennio 2015 – 2016, e dalla revisione della spesa per 5,8 miliardi di euro. Le tax expenditures, che se fossero state modificate avrebbero innalzato il tetto della revisione fino a 10 miliardi, non vengono, per ora, toccate. Renzi ha spiegato ieri che il segnale da dare era quello di non prestare il fianco a speculazioni di sorta: “intervenire significa aumentare le tasse a quelli a cui tolgo la tax expenditures. E sarebbe partita sui media la discussione sul fatto che con una mano davamo e con l’altra toglievamo”.
Riduzione dei carichi da una parte, misure per aumentare la fiducia e facilitare i consumi dall’altra: la ricetta di Renzi punta a restituire fiducia all’Italia. Il futuro, ha detto, “non è a NewYork, Pechino o Bruxelles, ma nelle nostre mani”. E se le opposizioni hanno espresso il loro scettiscismo circa il documento voluto dall’esecutivo, oggi si vanno ad aggiungere anche le preoccupazioni delle rappresentanze dei sindacati e degli industriali.
Da una parte, il segretario generale della Flc Cgil, Domenico Pantaleo, definisce la legge “iniqua” e afferma che “si eliminano le tasse sulla prima casa anche per i ricchi e si concedono tagli di imposte sostanziosi alle imprese ma non c’è nulla per cambiare la legge sulle pensioni, per i contratti pubblici, per il diritto allo studio, per il precariato e per gli investimenti nei settori della conoscenza”.
Dall’altra, invece, il presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, Marco Gay, sostiene che “la vera patrimoniale è su chi investe, chi produce, chi lavora, chi fa impresa, chi manda avanti il Paese”. Gay ha espresso la convinzione che “la priorità sia abbassare le tasse sul lavoro e sulle aziende, da subito, dal 2016. Il governo ha deciso invece di alleggerire quelle su 45mila ville e castelli”.

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