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Letta: “La ripresa è vicina”. E rilancia le Olimpiadi 2024

Il premier è ottimista e blinda la legge di stabilità. Bocciata la no tax area fino a 12mila euro.

enrico-lettaEnrico Letta lo dice convinto: “La ripresa è dietro l’angolo”. Il presidente del Consiglio, forte di alcuni importanti dati macroeconomici, ha ribadito il concetto intervenendo al Consiglio nazionale del Coni, mostrandosi talmente ottimista da accettare la sfida di candidare l’Italia alle Olimpiadi del 2024.

Un obiettivo, quello dei Giochi, che il suo predecessore a Palazzo Chigi, Mario Monti, aveva lasciato cadere perché i tempi, a giudizio dell’ex premier, evidentemente, non erano maturi. Oggi le condizioni, secondo Letta sono cambiate. “Il segnale di fiducia è fondamentale e attorno al vostro mondo – ha detto il premier rivolgendosi ai vertici del Comitato olimpico – gira la possibilità di far ripartire questa fiducia”. Un commento in linea con il giudizio positivo espresso da Moody’s sull’economia italiana.

L’organizzazione del più grande evento sportivo del pianeta è solo lo spunto per trasferire quell’ottimismo all’intero sistema Italia ed è servito al presidente del consiglio per lanciare un messaggio sulla legge di stabilità, che avrà pure i suoi punti deboli, ma che Letta vuole tenere al riparo dalle tensioni in maggioranza e da buona parte dei tremila emendamenti presentati in Parlamento.

“La ripresa nel prossimo anno è alla nostra portata anche se i dati ancora non si vedono perché la disoccupazione è cresciuta, ma il segnale dei dati sulla ripresa ci possono far invertire la tendenza”.

E Letta insiste. Per far ripartire i consumi, servono interventi che aumentino il potere d’acquisto delle famiglie. La maggioranza ha individuato alcune mosse, che però si scontrano con la necessità di trovare un’adeguata copertura economica. Una di queste è l’estensione della No tax area ai redditi fino a 12mila euro, mentre il tetto attuale si ferma a 8mila euro.

Proprio stamane, nelle stesse ore in cui Letta si avventurava in previsioni ottimistiche, la commissione Bilancio del Senato ha dichiarato inammissibile questo emendamento a firma Pd-Pdl, dopo che nei giorni scorsi era stato il sottosegretario Stefano Fassina a stroncare l’iniziativa perché troppo onerosa.

Anche la proposta di abbattere il cuneo fiscale di 380 euro lordi l’anno sta incontrando le resistenze del governo, che dovrebbe recuperare altri due miliardi di euro per garantirne la copertura. Difficile trovare la copertura anche per la proposta del Pd di introdurre un reddito minimo garantito di 500 euro mensili. Gli appelli in favore di un rilancio dell’economia e per una maggiore equità sociale dunque si sprecano, ma si scontrano inevitabilmente con la realtà di un portafogli ancora troppo vuoto.

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