L’Europa lancia il salvagente per le banche in crisi

Dopo dodici ore di riunione i ministri dell’Ecofin firmano l’accordo: in dieci anni si costìtuirà un fondo per fornire risorse agli istituti in default controllato.

 

L’Europa lancia il salvagente per le banche. Un meccanismo che dovrebbe aiutare a “pilotare” le crisi e i fallimenti degli istituti di credito senza mettere a rischio l’intero sistema finanziario e gli Stati e senza scaricare il conto sui cittadini. È questo il contenuto dell’accordo stipulato nella notte, dopo ben dodici ore di discussione, dai ministri dell’Economia dell’Unione europea. 

Il vertice Ecofin di ieri

Il vertice Ecofin di ieri

Il Meccanismo unico di risoluzione delle banche in crisi è il secondo pilastro su cui poggia la costruzione del sistema bancario europeo unificato, insieme alla funzione di vigilanza sulle banche assegnata alla Banca centrale europea. L’accordo, che ora attende la ratifica definitiva del Parlamento europeo e di nuovo dell’Ecofin, stava particolarmente a cuore al governo italiano. Per questo il ministro Fabrizio Saccomanni lo ha definito un “accordo storico”, al pari di quello che ha portato alla nascita dell’Unione monetaria e all’Euro. Anche il commissario europeo al mercato interno, Michel Barnier, ha salutato con favore l’accordo. “Finisce l’era dei salvataggi bancari massicci e dei conti pagati dai contribuenti – ha detto – “e l’accordo porterà stabilità finanziaria e migliori condizioni di finanziamento all’economia reale”.

In base all’accordo, gli Stati europei effettueranno un prelievo sulle banche nazionali per costituire, nell’arco di dieci anni, prima dei “fondi” nazionali e infine un fondo unico. Se una banca va in default controllato, potrà ricapitalizzarsi accedendo al fondo: per il primo anno solo al comparto “nazionale”, e negli anni successivi all’intero fondo, man mano che questo cresce.

Il “paracadute” voluto dall’Italia assicura che, nella fase iniziale del fondo, le banche potranno avviare un primo salvataggio assegnando le perdite agli azionisti, agli obbligazionisti e ai grandi depositi, poi se necessario potranno ottenere un ‘finanziamenti ponte’ dei rispettivi Stati o del fondo salva-Stati EsmPer Saccomanni il principio è che il sistema sia finanziato dalle banche stesse, ma se c’è necessità possono intervenire garanzie dei governi “perché si riconosce che è bene risolvere una crisi anche con fondi accantonati da altri per evitare che la situazione diventi ingestibile”.

La seconda componente del meccanismo di risoluzione unico è l’autorità che prende la decisione di far fallire una banca in difficoltà: sarà creato un consiglio composto dai rappresentanti delle autorità nazionali, che agirà su impulso della Bce. Saranno gli Stati ad avere l’ultima parola, e la decisione su come e quando ‘risolvere’ una banca sarà presa in 24 ore, come voleva la Bce. Il meccanismo unico di risoluzione si applicherà a tutte le banche supervisionate dalla Bce, entrerà in vigore il 1 gennaio 2015, mentre le regole dell’accesso al fondo esattamente un anno dopo.

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