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Libertà di stampa: Botswana meglio dell’Italia

Per la libertà di stampa meglio dell’Italia Burkina Faso e Botswana. L’Italia guadagna  25 posizioni nella classifica annuale pubblicata da Reporters sans Frontieres, l’organizzazione non governativa per la libertà dell’informazione, e arriva al 52/o posto su 180 Paesi. Ma la strada per la conquista di una autonomia di stampa sostanziale, non solo formale, è ancora tutta in salita.

Accanto alle motivazioni che potremmo definire ormai standard, come le “intimidazioni verbali o fisiche, provocazioni e minacce”, e “le pressioni da parte di gruppi mafiosi e organizzazioni criminali”, che allungano i loro tentacoli sul mondo della politica e su quello imprenditoriale, vi sono anche altri tipi di segnali, tipicamente italiani, che fanno rimanere il nostro Paese fermo a metà classifica.

Reporters sans Frontieres fa nomi e cognomi e parla esplicitamente di Beppe Grillo. Tra i problemi indicati dall’organizzazione, infatti, vi sarebbe anche l’effetto di “responsabili politici” come il leader del M5S, “che non esitano a comunicare pubblicamente l’identità dei giornalisti che danno loro fastidio”.

A questo proposito non si può non citare la reazione di Stampa Romana all’esposto presentato dal vice presidente della Camera, Lugi Di Maio, all’Ordine di categoria riguardante ben nove giornalisti italiani. Nel comunicato, il sindacato esprime completa solidarietà ai colleghi “presi di mira”: “I giornalisti raccontano i fatti, fanno informazione e scrivono la cronaca di quello che succede a Roma, in Campidoglio e ovunque ci siano notizie da raccontare”.

“Se il vice presidente della Camera Di Maio vorrà discutere di informazione noi siamo disponibili ma nelle sedi appropriate che nulla hanno a che vedere con le liste e gli esposti” conclude la nota.

Sulle dichiarazione di Luigi di Maio ha preso posizione anche il Comitato di redazione del Messaggero che si schiera al fianco delle colleghe “Valentina Errante e Sara Menafra attaccate, assieme ai colleghi di altri giornali, con toni da crociata da Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle, semplicemente per avere fatto il loro lavoro di croniste”.

Il Cdr del Messaggero ha chiesto inoltre a Odg e Sindacato di “prendere immediatamente posizione a difesa delle colleghe e dei colleghi pesantemente offesi nella dignità personale e nella professione”.

La situazione dei giornalisti in Italia: qualche dato. Secondo ‘Ossigeno per l’informazione’, l’osservatorio istituito nel 2008 con il patrocinio della Fnsi e dell’Ordine nazionale, sono 412 i giornalisti e i blogger italiani minacciati o intimiditi nel corso del 2016 come ritorsione per il loro lavoro.  Secondo i dati il 15,53% ha subito aggressioni fisiche, il 32,77% avvertimenti, il 37,62% querele pretestuose e altre azioni giudiziarie strumentali, il 4,61% danneggiamenti, il 9,47% impedimenti all’esercizio dei diritti elencati nell’articolo 21 della Costituzione per i quali i codici non prevedono né la procedibilità né sanzioni.

I giornalisti che nel 2016 hanno subito intimidazioni – ha affermato il direttore di Ossigeno, Alberto Spampinato sono molti più di 412. Finora abbiamo detto: almeno dieci volte di piu’. Ma ora dobbiamo aumentare questo moltiplicatore, almeno raddoppiarlo, dopo che il Ministero della Giustizia, attraverso il nostro Osservatorio, ha reso noto il numero delle querele per diffamazione a mezzo stampa che ogni anno vengono rigettate dai giudici in fase preliminare: sono 5125 su 5904. Certamente fra queste querele ce n’e’ qualcuna presentata in buona fede. Ma tutte le altre? Sono intimidazioni per via legale, bavagli consentiti da una legge ingiusta. Altrettanto intimidatorie sono le 155 condanne al carcere emesse, ogni anno, dai giudici italiani. I nomi di questi querelati pretestuosamente e di questi condannati a pene sproporzionate non sono nella lista di Ossigeno. Chi vuole dire come stanno le cose, deve aggiungerli”.

A questi numeri vanno aggiunti anche i 97 nomi, inseriti nel 2015, in seguito all’esposto denuncia della Camera Penale di Roma contro i cronisti del processo Mafia Capitale.

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