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Libia: ISIS a Sabrata, domenica vertice a Roma

Miliziani dell’ISIS hanno preso il controllo della città di Sabrata, in Libia. Lo sostengono diverse testate locali, tra cui il Libya Herald. La città dista circa settanta chilometri da Tripoli e cento dal confine della Tunisia: è il punto più occidentale mai raggiunto dai seguaci dell’autoproclamato califfo Abu Bakr al-Baghdadi.

Mentre i jihadisti guadagnano terreno, a Roma si prepara il vertice di domenica prossima sull’assetto della Libia. Intanto a Tunisi, dove stanno trattando con l’inviato ONU Martin Kobler, i rappresentanti dei due governi rivali – quello di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, e quello di tendenza islamista che si riunisce a Tripoli – hanno annunciato che mercoledì prossimo, il 16 dicembre, firmeranno l’accordo per la formazione di un governo di unità nazionale che li rappresenti entrambi.

L’annuncio va preso con tutte le cautele del caso: la composizione delle ostilità era stata già annunciata mesi fa da Bernardino Leon, il predecessore di Kobler, e allora si era rivelata un fuoco di paglia. Il testo che sottoscriveranno i rappresentanti prevede la formazione di un consiglio di presidenza composto da personalità approvate da entrambe le fazioni, che a sua volta nominerà i membri del governo unificato.

A Sabrata i jihadisti non avrebbero incontrato alcuna resistenza, circostanza che ripropone il problema del contrasto all’ISIS, al centro dell’attenzione negli ultimi giorni per le ammissioni da parte degli USA di non aver fatto abbastanza. A causa della particolarissima situazione libica – le strutture statali, già all’osso sotto il regime di Muammar Gheddafi, sono state spazzate via dall’insurrezione del 2011 e hanno lasciato il paese alla mercè dei signori della guerra, che da allora combattono una sorta di guerra di tutti contro tutti – in Libia è difficile perfino stimare la consistenza delle forze in campo: per esempio, secondo la NATO i miliziani jihadisti nel paese sarebbero circa duemila, ma fonti legate al governo di Tobruk ne contano almeno il doppio.

I checkpoint a Sabrata sarebbero stati messi in funzione anche per testimoniare che l’ISIS ha preso il controllo delle strade. Giovedì sera, secondo quanto scrive il Libya Herald, in città sarebbe sfilato un carosello di almeno trenta macchine con le famigerate bandiere nere.

Il sindaco di Sabrata, l’islamista Hussein Dawadi, non conferma il passaggio di consegne: fra i cittadini ci sarebbero sostenitori dell’ISIS, ammette, ma la situazione resterebbe ben diversa da quella di Sirte e Derna, le due città libiche dove i jihadisti sono sicuramente al potere.

Intanto si rincorrono voci contrastanti sull’arresto di due uomini nella vicina cittadina di Surman. “La polizia aveva sospetti su due persone che avevano affittato una casa in città – racconta il giornalista Mohammed al-Balili – e durante un’irruzione nell’abitazione ha trovato armi ed esplosivi”.

Secondo un’altra versione i due uomini sarebbero militanti di Ansar al-Sharia arrestati dopo contrasti con gli islamisti al potere a Sabrata. Un gruppo di sostenitori dell’ISIS locali è sceso in strada per protestare contro il loro arresto e si è confrontato con la milizia cittadina, guidata da Taher al-Ghrabli, danneggiando anche a colpi d’arma da fuoco un negozio di profumi gestito da una donna.

Uno degli uomini arrestati sarebbe di nazionalità tunisina, circostanza che ripresenta l’allarme sul numero dei suoi connazionali fra i foreign fighters.

Sabrata è stata fondata dai Fenici nel V secolo avanti Cristo – con Tripoli e Leptis Magna era uno dei centri più importanti della Tripolitania romanizzata – e ospita un importantissimo sito archeologico, nominato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1982, con un famoso teatro romano in buono stato di conservazione. Il mondo teme che i jihadisti se ne vogliano occupare come hanno già fatto altre volte in Iraq e Siria: saccheggiare il sito per vendere tutti i pezzi pregiati e far saltare tutto quello che non ha mercato, per cancellare simbolicamente la storia del luogo e le testimonianze di qualsiasi altro orientamento religioso. Non si tratta solo di chiese cristiane e templi pagani: sono state minate anche le tombe di santi e mistici musulmani, che non hanno alcun posto nella dottrina jihadista, rigorosamente contraria alle tradizioni locali.

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