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Lingerie, una passione lunga tre secoli

“Quante stupidaggini si devono fare per trovare marito!” affermava una giovanissima Rossella O’Hara (Vivian Leight) nel film ‘Via col Vento’ dove, stretta in un corsetto, cercava di mandare giù la colazione preparata per lei.

E in effetti non le si può dare torto, dando un’occhiata ai vestiti che le donne  erano costrette ad indossare in passato: pancere, busti, mutandoni di pizzo che non lasciavano trasparire niente, scomodissimi d’inverno quanto in estate. Pesanti ed ingombranti strumenti di tortura ma, ammettiamolo, anche oggetti bellissimi ed affascinanti, soprattutto per le donne della nostra generazione.

Le più romantiche infatti, vedono nel vintage un richiamo ad un’altra epoca, fatta di merletti e baciamano, mentre molte altre si accontenterebbero di sentirsi “Rossella” per un giorno, con il suo vitino da 45 centimetri.

E proprio alla lingerie d’epoca è dedicata la mostra ‘Undressed: a brief history of underwear’, dal 16 aprile 2016 al 12 marzo 2017 al Victoria and Albert Museum di Londra.

Camminando tra le vetrine esposte, ci si potrà fare un’idea forse per la prima volta, dei drammatici effetti di un bustino del 1890 sul corpo femminile: tramite una tecnologia a raggi X si vedrà cosa provocavano le stecche di osso di balena. A quanto pare, indossare questo indumento tutti i giorni, produceva non solo danni alle ossa, ma anche sulla pelle e sugli organi.

Una “tortura” così radicata nella tradizione e nella quotidianità, che se ne facevano forme per tutte le occasioni, come quello, sempre esposto alla mostra di Londra, di un corsetto da ciclista del 1900, consigliato alle donne più sportive. E le donne stesse, erano talmente legate a questo indumento da indossarne anche una versione “economica”, di carta, durante la Prima Guerra Mondiale.

Non solo corsetti, ma anche mutandine risalenti agli anni ’30, guaine degli anni ’50, fino a quelle più moderne e con effetto dimagrante, come quelle indossate da Kim Kardashian. In mostra anche pezzi risalenti all’Esposizione Universale di Parigi del 1900, comprese le calze ricamate della regina Alexandra, moglie del Re Edoardo VII e le prime calze di naylon di Schiapparelli del 1953.

Alla fine,  viene forse il sospetto che Rossella O’Hara sia stata calunniata: è vero che aveva un carattere da iena, capricciosa e volubile. Ma pensando ai bellissimi indumenti/strumenti di tortura che era costretta ad indossare, la perdoniamo un po’. Perché un amore non corrisposto è penoso in ogni tempo. Ma soffrire per amore stando stretta in un corsetto, è decisamente peggio.

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