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L’Italia ai primi posti nel commercio di armamenti

L’Italia ai primi posti nell’esportazione di armamenti nel 2016. Un giro d’affari che ha raggiunto 14,6 miliardi di euro solo lo scorso anno con un aumento di quasi il 90% rispetto a 7,9 miliardi del 2015.

I dati presentati nella Relazione annuale al Parlamento in materia di armamenti ed inviata dalla Presidenza del Consiglio  si riferiscono ovviamente al volume delle esportazioni di armamenti in pieno accordo con le regole internazionali e non certo a al giro d’affari, ben più ampio, remunerativo ma anche difficilmente quantificabile del traffico illegali di armi e che rifornisce reti criminali in giro per il mondo, dalla mafia ai terroristi.

L’Italia quindi vende armi ad altri Paesi, ma in accordo la normativa del 1990 (legge 185) che ad esempio, preclude la vendita a quelle nazioni ritenute non rispettose dei diritti umani, in cui “i governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell’UE o del Consiglio d’Europa”.

Ma parlando di armamenti a cosa ci riferiamo? Ad esempio alle forniture di 28 Eurofighter della Leonardo al Kuwait che sale al primo posto come mercato di sbocco per l’Italia. Oltre agli aeromobili (che pesano per 8,8 miliardi di euro), la categoria di armamenti più venduta dall’Italia è però quella di “bombe, siluri razzi, missili e accessori” per 1,2 miliardi.

In tutto, sono 82 i Paesi di esportazione dell’Italia che si conferma ai primi posti nella graduatoria mondiale per penetrazione del mercato. Seguono Gb, Germania, Francia, Spagna, Arabia Saudita (427,5 milioni), Usa, Qatar, Norvegia e Turchia (133,4 milioni).

P.M.

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