Legge elettorale: Boschi, faremo accordo con Forza Italia

L’Italicum è legge ma aumenta il dissenso

L’Italicum arriva all’ultima tappa. La nuova legge elettorale passa alla Camera con il voto finale a scrutinio segreto: 334 i sì, 61 i no, 4 gli astenuti. Rispetto alle tre fiducie della scorsa settimana, aumenta però il dissenso (tra 8 e 18 voti).

Un applauso di pochi secondi partito dai banchi del Pd ha salutato l’approvazione della legge sulla riforma elettorale, fortemente voluta dal presidente del Consiglio: ‘Impegno mantenuto’ ha tweettato Renzi dopo il voto. I deputati sono quindi defluiti dall’Aula mentre molti tra quelli della maggioranza sono andati a baciare il ministro per le riforme Maria Elena Boschi per la quale “la missione è compiuta”. C’erano i ministri Angelino Alfano (“una buona legge”), Roberta Pinotti e diversi sottosegretari.

Dopo le tre fiducie sull’Italicum incassate dal governo nei giorni precedenti, la Camera ha preso oggi in esame, in via definitiva,  i 65 ordini del giorno riguardanti il testo in questione ma, malgrado l’ottimismo del premier Matteo Renzi: “nel Pd litighiamo, ma poi ripartiamo tutti insieme”, gli orientamenti dell’Aula sono sembrati da subito ancora da chiarire.

Le opposizioni unite sono uscite dall’Aula al momento del voto. Diversi esponenti della minoranza Pd hanno votato no. “Il dissenso – ha detto Pier Luigi Bersani dopo il voto – è stato abbastanza ampio. Ora cosa fatta capo A…ma il dato politico sia sull’approvazione della legge sia sulle dimensioni del dissenso è non poco rilevante”. “Impegno mantenuto’, ha tweettato Matteo Renzi. Ma è guerra dei numeri.

Gli indecisi del Pd erano divisi in due categorie: per chi non aveva votato la fiducia all’Italicum, l’orientamento era quello di “restare in Aula e votare no”, almeno secondo le parole di Alfredo D’Attorre e del leader di Sinistra Democratica, Gianni Cuperlo.

 “Cosa farò? Dipende da cosa faranno gli altri. Se le opposizioni usciranno dall’Aula, voterò no. Se invece restano, allora esco io”, si era chiesta invece Rosy Bindi.

L’opposizione. Anche il fronte dell’opposizione appariva meno compatto: Forza Italia, da cui è partita la richiesta del voto non palese, era intenzionata a lasciare l’Aula per non partecipare “a questa infausta giornata per la democrazia italiana e per la democrazia parlamentare”, come ha dichiarato il leader Renato Brunetta.

Diversa, almeno all’inizio, la posizione del M5s che aveva lanciato un appello alle opposizioni, dichiarandosi disposto a “combattere” contro l’Italicum, votando per il no. Ma la richiesta del voto segreto ha compromesso questa decisione e indotto anche il partito di Grillo ad abbandonare l’Aula per non fare “sponda” con i “sostenitori segreti” della riforma”.

Ricapitolando: Fi, M5S, Lega, FdI e Sel sono usciti dall’Aula al momento della votazione dell’Italicum. D’altra parte, il capogruppo alla Camera di  Sinistra Ecologia e Libertà (SEL), Arturo Scotto, su Twitter aveva avvertito: “Renzi ha imposto l’Italicum a tutti, allora se lo voti da solo”. 

Il leader di FI Brunetta già prima del voto aveva rilanciato la proposta del referendum abrogativo, su cui è d’accordo anche il M5s, chiamando in causa perfino il presidente della Repubblica: “La battaglia non è finita qui, il presidente della Repubblica dovrà meditare, come dovrà meditare la Corte costituzionale e dovrà meditare anche l’intero corpo elettorale, perché è nostra intenzione chiedere un referendum abrogativo semmai questa legge dovesse essere approvata”. “Non saranno né giorni né settimane né mesi facili per Renzi e il suo governo di prevaricatori”, concludeva Brunetta.

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