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L’ultimo affondo di Grillo: “Sequestriamo i soldi ai partiti”

L’accusa del fondatore del Movimenti 5 stelle alla Corte costituzionale: non tocca gli interessi della politica. comizio-grilloNon c’è da fidarsi della Corte costituzionale. La lentezza con la quale decide in materia di partiti non consente risposte immediate. Meglio mobilitarsi subito e sequestrare i soldi che oggi vengono dati generosamente a chi siede in Parlamento. Dopo la richiesta di messa in stato d’accusa per Napolitano e mentre la Corte Costituzionale in queste ore tenta di accelerare i tempi della riforma del Porcellum, adesso Beppe Grillo punta i cannoni contro il finanziamento pubblico dei partiti.

“In attesa del responso della Corte Costituzionale che ha la velocità di un gasteropodo quando si tratta dei privilegi dei partiti, come è avvenuto per il Lodo Alfano e per la legge elettorale Porcellum, si dovrebbe avviare un’ azione di sequestro preventivo dei patrimoni immobiliari dei partiti e una sospensione degli stipendi ai loro dipendenti”.

Sul suo blog Beppe Grillo in un post dal titolo “Sequestriamo i beni dei partiti! #SequestryPD’ e sotto l’ immagine di un palazzo dalle cui finestre spuntano le facce di Renzi, Letta e Bersani e sopra la scritta ‘ immobile sotto sequestro preventivo’, il leader del movimento cinque stelle alza il tiro e va giu duro.

“I partiti – scrive Grillo – hanno truffato gli italiani. Gli hanno estorto 2,3 miliardi di euro di finanziamenti pubblici nonostante il voto contrario di un referendum. Dopo anni di silenzio omertoso delle istituzioni, il procuratore del Lazio Raffaele De Dominicis ha sollevato la questione di illegittimità costituzionale dei cosiddetti rimborsi elettorali che “sono da ritenersi apertamente elusive e manipolative del risultato referendario e quindi materialmente ripristinatorie di norme abrogate”.

I partiti – sottolinea Grillo nel suo blog – sono indifferenti alla volontà popolare, cambiano il significato delle parole per ingannare i cittadini. Sempre la Corte dei Conti ricorda il responsabile di M5s.

“Tutte le disposizioni impugnate dal 1997… hanno ripristinato i privilegi abrogati con il referendum del 1993 facendo ricorso a artifici semantici, come il rimborso al posto del contributo, gli sgravi fiscali al posto del contributo”.

Secondo Grillo, “il pdmenoelle è il partito del “chiagni e fotti”, ha come alfieri Renzie, che è contro il finanziamento pubblico, ma i soldi dei “rimborsi” li ha sempre utilizzati (va ricordato che il tesoriere della Margherita era Lusi, finito in carcere) e Capitan Findus Letta, il ballista d’acciaio, che voleva abolire il finanziamento e poi ha incassato una rata di 91 milioni di euro insieme agli altri partiti a luglio”. ”

Il pdmenoelle – prosegue – spende per sedi e stipendi dei suoi impiegati venti milioni all’ anno, l’autofinanziamento è di soli otto milioni. Senza i soldi estorti ai contribuenti Bersani e D’Alema dovrebbero lavorare da casa, ai domiciliari con i figli che gli accendono il computer e inviano le email”.

Il pdmenoelle (quota ex Ds, ex Pds, ex Pci) dispone di 2.399 immobili che hanno un valore di circa mezzo miliardo di euro affidati a 57 fondazioni cui, beffa nella beffa – insiste Grillo – si può versare il 5 per mille in quanto enti di volontariato. Sequestriamoli in attesa delle decisioni della Corte che non potrà che essere la restituzione del maltolto allo Stato. Ne dubitate? Anche un bambino capirebbe che aggirare un referendum
è incostituzionale. La domanda è però se la Corte costituzionale è costituzionale…”.

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