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L’uomo in gonnella…sfida all’ultimo tabù?

gonna-da-uomoLa definizione di mascolinità sta cambiando e sempre più spesso si parla di parità di sessi. Se prima era solo la donna a rubare i capi d’abbigliamento all’uomo, adesso anche l’uomo non disdegna si frugare nel guardaroba di lei. D’altra parte se le donne hanno imparato a indossare pantaloni e cravatte, perché i maschietti non dovrebbero scoprire le gambe?

Così gli uomini con la gonna rappresentano la sfida all’ultimo tabù. Molti sono gli stilisti che in passato hanno proposto la gonna da uomo e dedicato ad essa intere collezioni: da Gaultier a Yamamoto, da Dior a Vivienne Westwood. Dal kilt al capo di tendenza, la virilità dell’uomo è uno stato mentale innato che non si dimostra con l’abbigliamento.

Nel 2011 la gonna da uomo punta alla flessibilità di un guardaroba che è e vuole restare maschile, senza ambiguità sessuale, tanto che anche un marchio a target medio – basso (H&M) ne ha proposto una collezione intera qualche anno fa.

E a chi si chiede se l’uomo in gonna possa cadere nel travestimento suggerisco una riflessione. La gonna da uomo non è di certo una novità. Nell’antichità gli uomini indossavano gonne e tuniche e, i corsi e i ricorsi della moda ci insegnano come gli stilisti, un po’ dalla storia del costume, un po’ dalla storia del cinema, traggano sempre ispirazione. Ecco che la gonna compare spesso in passerella ma trova poi poca affermazione sul mercato. E questo è un dato oggettivo! Ciononostante gli stilisti si ostinano a far sfilare l’uomo in gonnella, come dimostra l’ultima sfilata P/E 2012 di Rick Owens.

L’uomo proposto dal designer californiano è avvolto da cm di stoffa che modellano le forme maschili. Lunghe gonne si abbinano perfettamente alle giacche, anche alle più classiche da ufficio. Nessuna ostentazione, anzi. Questi modelli riescono a trasmettere una straordinaria virilità.

La teoria di Jean Paul Gaultier trova nuove conferme: “l’uomo non mostra la propria mascolinità con i vestiti perché la virilità è nella testa”.

Indossare la gonna diventa quindi un gioco. E’ piacere e piacersi, senza sconfinare nel travestimento!

Mariaconcetta Sambataro

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