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M5S, troppi siti del Governo: chi paga?

“Il Governo usa Internet per fare propaganda e scarica i costi sui cittadini”. Il M5S denuncia ancora la cattiva gestione di fondi pubblici e la mancata trasparenza nel loro utilizzo da parte di Palazzo Chigi.

“Esistono 240 siti web riconducibili all’esecutivo e circa un quarto del totale risultano essere inattivi, mentre molti altri vengono aggiornati solo sporadicamente”, si legge nell’interrogazione a prima firma Riccado Nuti presentata dai grillini, dove si chiede spiegazioni circa le spese di gestione e di manutenzione di quei domini gestiti dal governo.

Ma la risposta del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, evidentemente non soddisfa le aspettative: “De Vincenti ci ha risposto con una lista parziale di indirizzi e un giro di parole che non chiariscono l’entita’ delle spese effettive. I 5mila euro al mese per la manutenzione software ci sembrano una cifra parziale”, commenta Nuti, capogruppo del M5S alla Camera.

Secondo il Movimento cinque stelle, ci sarebbero “siti troppo simili tra loro e hanno finalità solo propagandistiche. Basti dire che ci sono circa una decina di spazi web che si occupano di comunicare lo stato di avanzamento delle riforme annunciate dai vari esecutivi”.

Quando il Governo è pirata. In realtà, non è la prima volta che il Governo finisce nei guai, soprattutto nella gestione dei suoi portali. Vi sono state infatti almeno altre due occasioni, citate dallo stesso Nuti, in cui si è gridato allo scandalo sul web: una riguarda il sito verybello.it che doveva servire a promuovere le iniziative di Expo 2015, gestito e di “proprietà” del Ministero dei Beni Culturali e che però risultava carente in termini di diritto d’autore (utilizzando foto e contenuti presi dal web senza citare i nomi degli autori).

L’altra piattaforma è quella di Italia.it, il sito ufficiale del turismo in Italia, che ha collezionato una serie di “gaffe”  e che  si è saputo, a seguito sempre di un’interrogazione parlamentare del M5S, è costato agli italiani la cifra di ben 20 milioni di euro.

Dati i precedenti, e il periodo di forte crisi economica, “è necessario – afferma Nuti –  evitare spese inutili e che la gestione degli spazi web istituzionali sia oculata ed efficiente. Stop alle duplicazioni e ai relitti telematici che affollano e inquinano internet”.

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