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Made in Italy: Coldiretti lancia la ‘battaglia di Natale’ al Brennero

L’Associazione in difesa delle produzioni agro alimentari tipiche, messe in crisi dalla concorrenza del falso.

La crisi ha fatto chiudere in Italia 140mila (136.351 per l’esattezza) stalle ed aziende. La causa è da attribuire non tanto alla diminuzione dei consumi alimentari, quanto soprattutto alla concorrenza sleale che immette sul mercato prodotti di minor qualità importati dall’estero e spacciati come nostrani. Circa un terzo (33 per cento) della produzione complessiva dell’agroalimentare made in Italy, sia quello venduto in Italia che quello esportato all’estero, contiene materie prime straniere all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole.

prosciutto-made-in-italyEd è per salvare il vero prosciutto italiano assunto a simbolo della difesa del Made in Italy dalle imitazioni provenienti dall’estero, che questa mattina migliaia di allevatori e coltivatori si sono dati appuntamento al valico del Brennero.  Perché è proprio attraverso questo valico che giungono in Italia miliardi di litri di latte, cagliate e polveri ma anche milioni di cosce di maiale per fare i prosciutti, conserve di pomodoro, succhi di frutta concentrati e altri prodotti che, come dimostra il dossier elaborato dalla Coldiretti per l’occasione, stanno provocando la chiusura delle stalle e delle aziende agricole con la perdita di migliaia di posti di lavoro.

A guidare la mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia” è il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo:

“Gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali – sottolinea Moncalvo – riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all’ estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all’ insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere”.

Solo nell’ ultimo anno  sono scomparse 32500 stalle ed aziende agricole e persi 36mila occupati nelle campagne, con impatti devastanti sulla sicurezza alimentare ed ambientale dei cittadini. La chiusura di un’ azienda agricola significa infatti maggiori rischi sulla qualità degli alimenti che si portano a tavola e minor presidio del territorio, lasciato all’ incuria e alla cementificazione.

Sono questi i drammatici effetti – sottolinea Coldiretti nel suo dossier –  di quelli che sono i due furti ai quali è sottoposta giornalmente l’ agricoltura: da una parte il furto di identità e di immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come italiano; dall’ altra il furto di valore aggiunto che vede sottopagati i prodotti agricoli senza alcun beneficio per i consumatori per colpa di una filiera inefficiente.

L’ Italia detiene il primato in Europa e nel mondo della sicurezza alimentare con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento) che sono risultati peraltro inferiori di cinque volte a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità), secondo una analisi Coldiretti sulla base dei dati Efsa.

 «Il made in Italy è la grande occasione per il nostro Paese per uscire dalla crisi – ha sottolineato il ministro delle politiche agricole Nunzia Di Girolamo, che  si è unita  alla manifestazione della Coldiretti ed  ha invocato uno stop alla concorrenza sleale – Occorre insistere specialmente per quanto riguarda la tracciabilità in modo tale da consentire agli agricoltori italiani di essere protetti. E anche i consumatori finali devono sapere da dove arrivano i prodotti e che cosa mangiano. Sono qui per esprimere la mia solidarietà per il grande coraggio di questi  agricoltori, qui fa molto freddo».

 

In una splendida giornata con un tiepido sole a contrastare il freddo intenso, migliaia di ‘man in yellow’ (il colore di Coldiretti) hanno controllato tir, furgoni, automezzi in transito al valico italo-austriaco valico italo-austriaco. Nessun problema con la merce di provenienza estera se corrispondenti alle norme di sicurezza vigenti nel nostro Paese. Ma la salute è un bene troppo prezioso da barattare con prodotti a basso costo che di controlli non vedono neppure l’ombra. E se decidiamo di difenderla dando al buon mangiare, ma soprattutto al mangiare sano, il ruolo che gli spetta, sappiamo che al tempo stesso stiamo difendendo il posto di  lavoro di tanti onesti agricoltori italiani.

 

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