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Mafia Capitale, chiesti 28 anni per Carminati

Più di 500 anni di carcere divisi per i 46 imputati del maxi processo di Mafia Capitale. Queste le richieste del  procuratore aggiunto Paolo Ielo e i sostituti Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli ai giudici della decima sezione del tribunale di Roma.

Le condanne più dure sono i 28 anni chiesti per Massimo Carminati  e i 26 anni e tre mesi per Salvatore Buzzi, ritenuti dai pm rispettivamente il capo e il braccio operativo dell’associazione mafiosa che controllava e gestiva il giro di corruzione e tangenti nella città di Roma.

La reazione di Carminati alla richieste dell’accusa è stata particolarmente teatrale: l’ex Nar (il gruppo d’ispirazione neofascista Nuclei Armati Rivoluzionari) ha alzato prima le braccia al cielo e poi, quando il magistrato ha chiesto al tribunale di dichiararlo delinquente abituale, ha alzato entrambe le mani, con i pugni chiusi.

Accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, oltre a Carminati e al ras delle Cooperative Buzzi, anche altri 18 imputati, tra cui l’ex ad di Ama Franco Panzironi (chiesti 21 anni), Luca Gramazio (chiesti 19 anni e 6 mesi), ex consigliere comunale ed ex capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Riccardo Brugia (chiesti 25 anni e 10 mesi), anche lui ex Nar come Carminati e l’ex manager di Enav Fabrizio Franco Testa (chiesti 22 anni).

Gli indagati sono sono accusati di «aver fatto parte di un’ associazione di stampo mafioso operante a Roma e nel Lazio, che si avvale della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e dell’omertà che ne deriva per commettere delitti di estorsione, usura, riciclaggio, corruzione di pubblici ufficiali e per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione e il controllo di attività economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici». Nei confronti dell’ex Nar la procura ha anche chiesto la confisca delle opera d’arte che gli sono state sequestrate e, in quanto delinquente abituale, la misura di sicurezza di due anni da scontarsi nella colonia agricola o in una casa di lavoro.

La procura ha infine chiesto la confisca dei soldi sequestrati al funzionario del Servizio Giardini del Campidoglio Claudio Turella, 572mila e 500 euro in contanti e oltre 300mila nei suoi conti correnti: troppa sproporzione fra il reddito dichiarato e le cifre detenute.

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