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Manchester, inchiesta su falle nella sicurezza

L’MI5 ha aperto un’inchiesta interna su Salman Abedi, l’autore della strage di Manchester della scorsa settimana. La notizia è stata diffusa dalla BBC.

Com’è stato possibile, si chiedono i servizi segreti interni del Regno Unito, che il giovane jihadista fosse libero di colpire nonostante le numerose segnalazioni presentate sul suo conto? Almeno tre volte negli ultimi anni – addirittura cinque, secondo alcune testate – conoscenti, parenti, semplici cittadini lo avevano additato alle autorità come una “potenziale minaccia”.

L’inchiesta chiarirà se quegli allarmi sono rimasti inascoltati ed eventualmente perché. Risposte fondamentali per stabilire una volta per tutte le responsabilità di un attacco in cui hanno perso la vita 22 persone, tra cui molti giovani e giovanissimi.

Intanto sul conto suo e dei suoi parenti spuntano ogni giorno nuovi dettagli. Quando Salman aveva sedici anni, suo padre lo riportò in Libia durante le vacanze scolastiche per combattere contro il regime di Gheddafi. Lo riferisce un amico di famiglia alla BBC.

Era il 2011, l’anno delle insurrezioni arabe. Negli anni successivi padre e figlio – l’uno tradizionalista, l’altro jihadista – si sarebbero trovati su posizioni ideologiche contrapposte, ma allora erano uniti dall’opposizione al regime libico.

Alla fine delle vacanze Salman tornò in Inghilterra, completò le scuole superiori a Manchester e si iscrisse due anni dopo all’università di Salford, che avrebbe lasciato a metà del corso di laurea in “Business and Management”.

Suo fratello minore Hisham, invece, era entrato in una cellula terroristica che progettava di uccidere Martin Kobler, l’inviato dell’ONU in Libia. Secondo il Sunday Telegraph, Hisham, che ha vent’anni (due in meno di Salman), era una “figura significativa” all’interno del gruppo. I terroristi avevano in mente di colpire Kobler all’inizio dell’anno, a Tripoli, ma le forze di sicurezza libiche sventarono l’attentato.

Intanto a Manchester la polizia ha arrestato un dodicesimo uomo nelle indagini sulla strage. Le sue generalità non sono state divulgate: si conosce solo la sua età, venticinque anni. È stato arrestato nella zona di Old Trafford, famosa perché ospita lo stadio del Manchester United.

La polizia è convinta di aver scoperto l’appartamento in cui è stata assemblata la bomba esplosa alla Manchester Arena alla fine del concerto di Ariana Grande. Si tratta di un appartamento in affitto, in un palazzo signorile che si affaccia su Granby Row, in pieno centro, a pochi passi da Canal Street.

Il capo della polizia di Manchester, Ian Hopkins, e il deputy assistant commissioner di Scotland Yard, Neil Basu, hanno rivolto un appello a chiunque abbia informazioni sui movimenti dell’attentatore negli ultimi giorni prima della strage. Insieme all’appello, la polizia di Manchester ha diffuso nuove immagini dell’attentatore, riprese da una telecamera a circuito chiuso. Lo sfondo è oscurato, ma i lineamenti di Abedi sono chiarissimi. Il jihadista ha scarpe da ginnastica, jeans, un piumino senza maniche e un berretto con visiera. Sulle spalle ha uno zaino, probabilmente contenente la bomba.

F.M.R.

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