IGNAZIO-MARINO

Marino: nuovo viaggio? No, i conti non tornano

Marino annuncia il prossimo viaggio in America, poi ci ripensa. Nel frattempo vengono fuori le spese pregresse: “spese importanti”, fatture emesse da un hotel romano. A denunciarlo il M5S che invano, fino ad oggi, dal 23 settembre chiedeva alla tesoreria comunale di accedere ai resoconti delle carte di credito del sindaco di Roma.

“Abbiamo i dati su tutte le carte di credito adesso dobbiamo studiarli con calma” , dice Marcello De Vito. Il plico è grosso, non sono ancora arrivati al capitolo viaggi, per cui su quello a Philadelphia, non c’è nulla di nuovo. “Ma esamineremo tutti i dati raccolti e li incroceremo con i vari eventi di rappresentanza per vedere se erano stati autorizzati. L’obiettivo è capire se tutte queste uscite erano legittime oppure no dal momento che a pagarle sono i contribuenti”, ha spiegato De Vito.

Il sindaco Marino, metaforicamente parlando, non è un buon giocatore di calcio e colleziona autogol uno dietro l’altro.  Passi il suo commento su Papa Francesco “Fossi stato in lui non avrei risposto” (alla domanda da chi sia stato invitato al congresso mondiale delle famiglie, negli Usa, il sindaco di Roma, ndr); passi anche aver assegnato l’appellativo di “badante” al prefetto Gabrielli, incaricato dal ministro dell’Interno di affiancare Ignazio Marino nei lavori e nelle decisioni per il Giubileo. Annunciare però un nuovo viaggio in America, mentre ancora infuriano le polemiche sulla sua presenza non richiesta a Filadelfia, questo è proprio il troppo che stroppia.

Ovviamente le motivazione che mette sul piatto il primo cittadino della Capitale sono sempre  valide e appetibili, nel senso che i romani potrebbero anche abboccare se non avessero ben compreso che hanno a che fare con un gran bugiardo.

La data sarebbe, o meglio sarebbe stata, quella del 6 novembre. Come Marino in persona ha spiegato ieri agli imprenditori edilizi riuniti nell’assemblea generale Acer: “La Camera di Commercio di New York guarda con molto interesse a quello che si potrà fare e investire nella nostra città. Ci chiede proposte concrete e di avere la possibilità di concentrare su Roma quelle risorse che sul pianeta al momento esistono, quella liquidità che può portare nuova economia, nuovo lavoro, nuova ricchezza e credibilità alla nostra città”. Prospettiva assai allettante, soprattutto se davvero “la nostra città” – quella dei tre milioni e oltre di cittadini che vi vivono con disagi che ogni giorno vengono accresciuti da un’amministrazione incapace di gestire – potesse riacquistare la credibilità che va scemando da due anni a questa parte. Ignazio Marino confessa che è proprio questa “la sfida della sua vita”. Finora, però, tanti viaggi – 7 solo negli Usa – e no money per le necessità della Città Eterna.

Da una parte, dunque, la sua smodata e irrazionale (con un Giubileo straordinario alle porte) richiesta di gite fuori porta, dall’altra la necessità che i cittadini comprendano finalmente con quali risorse economiche il sindaco si muova. Il capitolo delle spese, dicevamo sopra, è rimasto un enigma fino ad oggi. E c’è voluto l’intervento dei Carabinieri per venirne a capo. Questa mattina infatti, il M5S si è presentato alla tesoreria del Comune “per chiedere i tracciati delle spese effettuate dal sindaco Marino con la carta di credito intestata alla tesoreria del Comune di Roma”. Respinti.  “Ci è stato negato l’accesso – hanno denunciato – Evidentemente c’è la volontà di voler tenere nascosto qualcosa, come alcuni pagamenti che sappiamo sono stati effettuati da Marino in alcuni alberghi di lusso. Il tutto con i soldi dei romani”.

A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina, direbbe Giulio Andreotti…. Anche perché chi non ha memoria corta sicuramente ricorda la storia del Marino chirurgo, non ancora prestato alla politica, costretto a lasciare nel 2002 la prestigiosa università di Pittsburg Medical Center per una problema di rimborsi spese irregolari perché presentati in copia alla stessa amministrazione sia in Italia che negli Usa. Fu anche resa pubblica la lettera con cui il direttore dell’Upmc, Jeffrey A. Romoff congedò in tutta fretta dalla sua università il chirurgo, poi candidato alla segreteria del Pd nel 2009.  Per l’università americana quelle compiute da Marino furono «una serie di irregolarità intenzionali e deliberate». «Riteniamo di aver scoperto dozzine di originali duplicati di ricevute con note scritte da lei a mano – era scritto nella lettera – e sebbene le ricevute siano per gli stessi enti, i nomi degli ospiti scritti a mano sulle ricevute presentate a Pittsburgh non sono gli stessi di quelli presentati all’Upmc Italia». Il tutto sottoscritto da Marino.

Il quale, quando la storia finì sui giornali, fornì la sua versione affermando di averle segnalate lui per primo all’amministrazione le discrepanze nelle note spese. E anche allora, come oggi, parlò di un piano per farlo fuori.

 

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