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Marino riflette mentre Renzi chiede ai dem di dimettersi

“Il sindaco Marino sta riflettendo e farà le opportune verifiche”. Lo fa sapere una fedelissima del primo cittadino di Roma Capitale, l’assessore al Patrimonio Alessandra Cattoi. All’indomani dalla conferenza stampa sullo ‘scontrino-gate’ dove il dimissionario Marino ha sentito il dovere di informare i giornalisti del fatto di non avere mai usato denaro pubblico per fini privati – semmai, invece, di avere speso soldi di tasca propria per motivi istituzionali, di avere deciso per le dimissioni  “in seguito a esposti presentati da alcune forze politiche come M5S e FdI” solo per “estremo rispetto dell’autorità giudiziaria”, e di essere ora in quella pausa di considerazione (20 giorni) che prevede la legge, “per fare le opportune riflessioni e verifiche”.  D’altronde, è anche vero,  fa notare  Cattoi, che  “quando un sindaco dà le dimissioni rompe un patto con i cittadini e non lo può fare a cuor leggero, anche perché quel patto lo deve a chi lo ha eletto”.
Il Marino sindaco non indagato ma solo “persona informata dei fatti”, colui che disconosce la firma su tutti i giustificativi relativi ai conti pagati con carta di credito del comune di Roma, al momento contestatigli, colui che piuttosto getta discredito su tutta la sua segreteria particolare che avrebbe aggregato male evento e commensali, colui che ancora va cercando chi abbia dato autorizzazione ad aumentare il plafond delle spese mensili da 10mila a 50 mila euro (e, guarda, caso, deve anche aggiungerci il commento:”Come era all’epoca di Alemanno”), colui che perfino sul conto della tintoria, pagato anche quello con denaro pubblico, dà spiegazioni fantasiose tipo :” La tintoria non e’ dei miei abiti ma per lavare gli abiti storici dei trombettieri di Vitorchiano” eccetera eccetera, insomma proprio costui continua ad a fornire ogni giorno una spiegazione diversa. E non riesce a rendersi neanche conto, o più verosimilmente non vuole capire,  che la sua uscita dal Campidoglio è ormai segnata: gli è stata già indicata dai suoi stessi compagni di partito l’8 ottobre scorso, quando fu letteralmente costretto ad annunciare le dimissioni mentre la sua giunta cadeva a pezzi, e  ribadita dal commissario romano per il Pd Matteo Orfini anche ieri, quando, riuniti tutti i consiglieri capitolini di area al Nazareno, ha detto chiaramente che “la linea non cambia, così non può andare avanti” .
Vediamo se il quadro per Ignazio Marino si fa più definito dopo l’intervento in tarda mattinata del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Sembra infatti che il premier, nel caso il sindaco di Roma decida di ritirare le dimissioni e presentarsi in aula Giulio Cesare per una verifica di maggioranza, i consiglieri del Pd sarebbero pronti a dimettersi in blocco. Persone vicine a Renzi hanno dichiarato che è stufo della “questione romana” e concentrato già sul Giubileo e sulla scelta di commissario capitolino e squadra. In qualità di segretario nazionale Pd avrebbe fatto recapitare agli eletti Dem la richiesta di una disponibilità a lasciare i banchi dell’aula Giulio Cesare. Una richiesta che i consiglieri presenti all’incontro al Nazareno avrebbero accolto, pur auspicando insieme ai vertici del partito che non si debba arrivare allo showdown in aula.
Quella di Marino, come ribadito anche ieri, per il Pd è ormai un’esperienza conclusa, da lasciarsi alle spalle per proiettarsi sulle elezioni comunali che, salvo eventi eccezionali come ricordato dal premier Renzi, si terranno il prossimo anno. Così tutti sono stati invitati a serrare i ranghi e a lavorare per valorizzare le cose positive fatte a Roma in questi circa due anni e mezzo di amministrazione, assicurando che chi lo vorrà potrà ricandidarsi.
Se Marino continua a comportarsi come sta facendo rischia, qualora valuti l’ipotesi di un Marino 2, di farsi sfiduciare  dai suoi compagni di squadra. Questo, secondo Vincenzo Piso, deputato del gruppo Area Popolare (AP), “porterebbe ad un corto circuito il Pd”.
A.B.

 

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