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Marino si dimetta e paghi con la sua carta di credito

Cosa dobbiamo pensare per ciò che sta accadendo a questa povera, nobile, decaduta città che poco più di due anni fa, ha avuto la disavventura di votare Marino facendolo sedere nello scranno più alto del Campidoglio?

La risposta è fin troppo scontata: di fronte a ciò che il sindaco riserva continuamente a questi distratti ma non certo stupidi romani, è quanto di più ignobile si possa immaginare: un micidiale mix di sfrontatezza, arroganza ed indolenza infarcita di istinto e acquiescenza verso la menzogna.

Mancavano solo gli scontrini galeotti e gli amici onesti che hanno preso le distanze dal sindaco sbugiardandolo su un’altra storiaccia che stavolta porterà Marino diritto davanti ad un giudice per chiudere definitivamente una partita senza futuro. Né politico né umano. Solo allora forse il nostro prenderà atto del fallimento politico-amministrativo che con tanta sagacia ha costruito giorno dopo giorno.

Caro Ignazio, re Riccardo III, il tiranno che morendo in battaglia chiede un cavallo per il suo regno pensando di salvare ciò che non poteva più salvare, ci ricorda lei. Il riferimento non è certo alla odiosa ossessiva crudeltà del personaggio shakespeariano. Magari ne fosse capace. Potremmo sempre definirla un uomo malvagio ed incapace, ma un uomo. La storia però, mi creda, non fa per lei.

Ormai non è che il sindaco di se stesso, un personaggio da avanspettacolo, un avanspettacolo triste quanto la sua proterva arroganza che le fa negare tutto: le stupidaggini che commette, l’evidenza delle bugie, l’inadeguatezza rispetto al ruolo, la smania di protagonismo, la povertà d’animo che manifesta in ogni circostanza, ufficiale e no.

Sarebbe troppo facile ricordare i fatti che stanno facendo ridere l’Italia ed il mondo grazie ad un Papa inviperito che le ha dato dell’imbucato come si fa ad una festa importante quando tra gli ospiti si trova lo scroccone non invitato che a quell’appuntamento non può e non vuole mancare.

Gli ultimi fatti confermano che lei non è solo, come dice Francesco, un imbucato ma un povero imbroglione. Un uomo che fa il gioco delle tre carte per non far capire e turlupinare la gente onesta. Lei è un campione di ambiguità che ha sempre preteso di fare dell’onestà il proprio cavallo di battaglia. Quel cavallo però è stramazzato da tempo e non potrà più portarla da nessuna parte.

In tutta questa triste storia c’è però qualcosa di peggio di quanto scritto finora. Per chiudere le polemiche “strumentali” che hanno accompagnato le malefatte di Fanfullazio, il nostro Marino ha fatto sapere che darà ventimila euro all’amministrazione capitolina per sanare questo disguido. “Un regalo” lo ha definito con incredibile impudenza, un gentile omaggio alla città di Roma. L’ex sindaco dunque per riparare ai guasti del peculato offre la cena alla attempata Signora. E stavolta paga lui. Incredibile a credersi.

Ricordiamo a questo signore che confondere un regalo anche se indesiderato, per quello che in realtà è, ovvero una incredibile offesa alla verità dei fatti e alla dignità della Capitale, è francamente troppo. Chi ne ha il potere, a cominciare dal premier Renzi, metta alla porta quest’uomo. Il Pd tardivamente sta pensando di farlo in queste ore. Ed è forse questo il regalo “vero” che la città aspetta.

Ignazio una cosa può ancora fare: anticipare in piena autonomia questo capitolo dimettendosi e chiudendo così il più rapidamente possibile la sua avventura in Campidoglio, liberando i romani dalla sua imbarazzante presenza.

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